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FIAVÉ. Dopo quarant’anni gli archeologi tornano a scavare nella torbiera di Carera, nell’area delle palafitte di Fiavé, Patrimonio Mondiale UNESCO. Sono iniziate nuove ricerche coordinate dall’Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, con l’apertura di un saggio stratigrafico che interesserà complessivamente un’area di circa 12 metri quadrati.
L’obiettivo è duplice: verificare le condizioni di conservazione del deposito archeologico e sfruttare le possibilità offerte dalle moderne tecniche di analisi. Particolare attenzione sarà dedicata allo stato delle strutture lignee, per valutare anche eventuali interventi necessari a limitarne il degrado. Le nuove indagini potranno inoltre contare sui progressi compiuti negli ultimi decenni dall’archeometria e dalla bioarcheologia.
«Il nuovo scavo archeologico a Fiavé Carera è un’occasione di grande importanza per la tutela del patrimonio dell’intero arco alpino», ha sottolineato l’assessore provinciale alla cultura Francesca Gerosa. «Tornare a studiare questo contesto dopo quattro decenni significa applicare le tecnologie della moderna archeologia e verificarne lo stato di conservazione». L’assessore ha ribadito anche l’importanza dell’investimento pubblico nella ricerca e della collaborazione tra Provincia, Comune, archeologi e comunità locale.
Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri, l’ex soprintendente Franco Marzatico, che partecipò ai primi scavi diretti da Renato Perini, la soprintendente Angiola Turella, il sostituto direttore dell’Ufficio beni archeologici Elisabetta Mottes, la direttrice dello scavo Elena Silvestri e il sindaco di Fiavé Beniamino Bugoloni. Marzatico ha ricordato anche il complesso lavoro necessario per individuare nuovamente, a quarant’anni di distanza, l’area originaria delle indagini.
Il nuovo intervento consentirà di approfondire soprattutto la cosiddetta fase Fiavé 1, risalente al Neolitico tardo, nella prima metà del IV millennio avanti Cristo. Si tratta della più antica frequentazione della palafitta, ancora poco conosciuta perché in numerosi punti coperta o alterata dagli insediamenti successivi. Prima di raggiungere questo livello gli archeologi incontreranno anche la fase 2, riferibile all’antica età del Bronzo.
L’Ufficio beni archeologici ha programmato di ampliare verso sud il sondaggio avviato da Renato Perini nel settore IX della zona 1, a una quarantina di metri dall’attuale area archeologica. Non sarà un grande scavo estensivo, ma un intervento circoscritto, pensato per verificare il potenziale scientifico del deposito e raccogliere informazioni utili a programmare le future ricerche.
La torbiera Carera di Fiavé è uno dei più importanti siti palafitticoli dell’arco alpino. Le campagne condotte da Perini tra gli anni Sessanta e Novanta portarono alla luce diverse fasi di frequentazione, dal Neolitico fino all’età del Bronzo recente. L’ambiente umido della torbiera ha consentito la conservazione eccezionale di materiali organici come legni, semi e frutti, insieme a migliaia di reperti capaci di restituire informazioni sulla vita quotidiana delle comunità preistoriche.
Le nuove ricerche avranno anche una dimensione pubblica. Il primo appuntamento è in programma venerdì 21 agosto, in occasione della Giornata internazionale del patrimonio subacqueo: alle 15.30 è prevista una visita guidata gratuita all’area archeologica e allo scavo, mentre alle 17 al Parco Archeo Natura si terrà “Frammenti d’acqua”, un percorso tra miti, leggende e poesie dedicate all’acqua.


