PHOTO
DROANE. Ci sono storie minime capaci di diventare simboli. La nascita di una bambina è certamente una storia minima in un mondo che porta il peso di miliardi di persone. Ma se nasce in un villaggio di montagna, la montagna abbandonata perché avara di doni, dissacrata dai comportamenti e dagli interessi umani, rassegnata a vivere nell'emarginazione... Beh, diventa una storia simbolica.
Siamo a Droane, villaggio minimo di una terra costellata di villaggi, la val Vestino, trentina fino a 88 anni fa, poi passata alla Lombardia ma mantenendo l'eredità asburgica del Catasto e quella del Principe Vescovo per la nomina del prete. Non per niente il più venerato è stato don Luigi Festi, di Fiavé, al quale hanno deciso di dedicare il tunnel che dovrebbe sboccare in valle del Chiese. Ma questa è un'altra storia, tutta da scrivere.
Torniamo alla nascita ed al simbolo (per ora solo un simbolo, ma meglio di niente) della rinascita. Federica è venuta al mondo in questi giorni a Droane, dove non si sentivano vagiti di bambini da settant'anni: dal 1952. E con la sua nascita il villaggio (mica per niente definito minimo) aumenta del 25%: oggi è popolato da quattro persone. I genitori di Federica, Giancarlo e Alice, hanno un'azienda agricola. Se si deve immaginare il futuro di Federica si rischia di vedere un orizzonte carico di nubi. Ma non possiamo che augurarle un bastimento carico di belle cose.
Montagna abbandonata? Apprendiamo dalla stampa bresciana (diamo a Cesare quel che è di Cesare) cos'è la val Vestino oggi e cosa era ieri. Valvestino (fatto di tante frazioni, Moerna, Armo, Persone, Bollone, Turano, e pure Droane) oggi conta 170 anime. Il censimento di cento anni fa raccontava un'altra storia: vivevano e faticavano fra queste montagne più di mille abitanti. Poi arrivarono i "favolosi" anni Sessanta, con il boom economico e l'industrializzazione del fondovalle, sirena capace di attrarre i montanari nelle fabbriche. Doppia sirena: quella del benessere e quella degli stabilimenti. Così cominciò lo spopolamento.
Se all'inizio degli anni Sessanta del Ventesimo Secolo i residenti erano poco più di 900, nel censimento del 1971 erano scesi a 665, per crollare dieci anni dopo a 498, a 375 nel 1991, a 287 all'inizio del Terzo millennio, fino a scendere ai numeri di oggi.
Il sindaco Davide Pace fornisce il dato di una delle frazioni: Bollone. "Negli anni Sessanta aveva due scuole per 64 bambini e oltre 300 abitanti. Oggi conta su 7 residenti. Però qualcosa sta cambiando: l'anno scorso abbiamo chiuso per la prima volta dopo anni con un saldo demografico positivo di 3 persone".
Una speranza: si vive anche di speranze. Un'altra speranza è rappresentata dal tunnel che dovrebbe collegare Valvestino e Magasa (i due Comuni della zona) con la valle del Chiese. Tunnel ad una sola canna da percorrere a senso unico alternato (costo di partenza 32 milioni, lunghezza quasi cinque chilometri), progetto non unanimemente accolto, ma per gli amministratori locali rappresenta una boccata d'ossigeno per l'economia. Anche questa è una speranza: chi osa fare a brandelli le speranze?


