TIONE - Partire per costruirsi un futuro, misurarsi con realtà professionali di primo piano e poi scegliere di tornare, portando con sé quanto imparato lontano da casa. È il percorso di Marco Failoni, tionese classe 1989, che dopo quasi dieci anni tra Bentley, McLaren e Ferrari è rientrato nelle Giudicarie. Un’esperienza internazionale culminata nel lavoro sulla Ferrari Luce, la prima vettura completamente elettrica della casa di Maranello.

Laureato in progettazione industriale al Politecnico di Milano, ha maturato diverse esperienze lavorative, tra cui quella in fabbrica Girardini di Tione, come operaio metalmeccanico per conoscere da vicino i processi produttivi. «All’università avevo acquisito una preparazione soprattutto teorica, per un progettista è importante però capire come le idee diventano concrete».

La passione per le automobili lo ha portato a Torino, dove ha iniziato a lavorare come designer per aziende dell’indotto automobilistico. Poi il trasferimento in Inghilterra per sei mesi in Bentley. Subito dopo arriva l’occasione di entrare in McLaren, dove trascorre cinque anni. I primi li ha vissuti nella McLaren Special Operations, la sezione dedicata alle vetture su misura e alle serie limitate, inizialmente come unico designer del reparto. In seguito è passato alla progettazione delle vetture di serie, diventando team leader.

Tra i progetti a cui è più legato c’è la McLaren 765LT, per la quale ha seguito le diverse fasi di sviluppo, coordinando il gruppo nel rispetto dei budget e tempi di consegna. Dopo cinque anni nel Regno Unito, Failoni ha scelto di rientrare in Italia, approdando in Ferrari, dove è rimasto quattro anni. A Maranello ha lavorato a tre progetti: la SF90 XX Stradale, la F80 e la Luce.

Proprio la prima Ferrari interamente elettrica ha rappresentato una delle sfide più significative della sua carriera. Un’auto nata anche dalla collaborazione con Sir Jony Ive, già responsabile del design di Apple e stretto collaboratore di Steve Jobs, oltre al noto designer Marc Newson. «Era un progetto completamente diverso da quelli a cui avevo lavorato fino a quel momento. Sapevamo che avrebbe segnato un passaggio importante per Ferrari. Lavorare con personalità di questo livello su un progetto così significativo è stata un’esperienza particolare, al di là del giudizio sul risultato finale. Oggi, per una casa automobilistica, puntare sull’elettrico non è più una scelta. Se non lo fai, rischi di non esserci più in futuro».

Lo sviluppo delle vetture richiede anni di lavoro, tra disegni, modelli in scala reale e continue modifiche. A rendere ancora più particolare il progetto Luce è stata la riservatezza che circonda il Centro Stile Ferrari. «È stato difficile non poter parlare di un lavoro di cui si discuteva in tutto il mondo. Il segreto era assoluto».

Lo scorso maggio, quando la Ferrari Luce è stata presentata, Failoni aveva già lasciato Maranello per tornare a Tione e lavorare nell’azienda di famiglia, le Grandi Cucine Failoni. Spinto dalla scelta di rimettere radici in Trentino, dove si è recentemente sposato con Carlotta. «Non mi sono mai staccato dalla mia famiglia e dal mio territorio. Qui sto bene e posso mettere a frutto ciò che ho imparato nelle grandi aziende, adattandolo alle esigenze di una realtà più piccola».

Accanto al design automobilistico, Failoni ha sempre coltivato altre passioni, dalla pallavolo, giocata anche in Serie B, alla chitarra, che ama suonare e costruire. «Avere tante esperienze diverse arricchisce più che concentrarsi soltanto su una. Bisogna tenersi aperte più strade, imparare e adattarsi, senza sacrificare le proprie passioni. Conoscere altre realtà è importante, ma il valore di vivere in un posto come il nostro è insostituibile».

Dalle supercar britanniche a Maranello, fino al ritorno a Tione, la sua storia dimostra che partire allarga gli orizzonti, ma tornare può essere un nuovo modo per mettere a frutto ciò che si è imparato.