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BORGO CHIESE. Il rapporto fra animali selvatici e animali domestici (nel caso leggi esseri umani, ci scusiamo per l'ironia) nella civiltà post industriale non è dei migliori. E non ci sono solo orsi e lupi, contro i quali la guerra è dichiarata. Ci sono cervi, caprioli e cinghiali, per citare solo i più ingombranti.
La questione più urgente sembrerebbe riguardare gli investimenti stradali, con macchine sfasciate, animali uccisi e rischio pure per la salute degli automobilisti. Sono passati ormai quasi cinque anni da quando (era il mese di luglio del 2020) Fabrizio Boldrini, rettore della riserva dell'Associazione cacciatori di Cimego, portò l'argomento all'attenzione pubblica svelando i risultati di un censimento delle disgrazie. Aveva documentato il numero degli animali selvatici travolti dalle automobili sulla statale del Caffaro.
Tre i luoghi di attraversamento preferiti fra Condino e Cologna, nel cuore della valle del Chiese: venendo da sud, nei pressi del distributore e del bar ristorante Mangia (fra Storo e Condino), in località Le Porte (nei pressi di Cimego) e a Cologna, Comune di Pieve di Bono-Prezzo. Boldrini aveva preso in esame gli incidenti accaduti fra il 2014 e il 2019, fornendo dei dati preoccupanti, se non sconvolgenti: travolti 48 caprioli, 44 cervi, 14 cinghiali, 9 esemplari di fauna più piccola (lepri, volpi e simili).
Da allora gli investimenti non sono finiti, ovviamente, anche se nessuno ha più pubblicato statistiche. In compenso è partita la ricerca delle soluzioni. In verità (lo raccontava ancora Boldrini) la ricerca era partita ben prima: già attorno al 2010, quindici anni fa, in collaborazione con l'università di Trento cui era stato posto l'obiettivo di realizzare un progetto capace di ridurre i rischi, sia per gli animali che per gli automobilisti. Già allora si parlava dell'opportunità di installare dei sensori per dare la possibilità di individuare l'animale a bordo strada.
«In pratica - si raccontò in quell'occasione - quando l'animale si avvicina al bordo della strada il sensore trasmette ai cartelloni elettronici la notizia, quindi l'automobilista alza il piede dall'acceleratore». «Diciamo - aggiungeva Boldrini - che affrontiamo il problema alla rovescia: non dissuadiamo l'animale, ma mettiamo sul chi va là l'automobilista».
Ebbene? Il tempo passa, le lancette dell'orologio girano instancabili, e... qualcosa è successo, ma non è successo ancora niente sul piano delle contromisure. Il Comune di Borgo Chiese si è fatto carico di cercare le risorse finanziarie; gli impianti anti attraversamento sono stati installati (non sappiamo se completati). Ma c'è un ma: non funzionano. E qui entrano in ballo due regine del dibattito del terzo millennio: nientemeno che sua maestà la privacy e l'intelligenza artificiale.
A quanto pare la polizia locale ha colto un articolo di giornale su impianti simili a Villa Lagarina, dove si parlava di intelligenza artificiale. Per scendere fra gli umani, di mezzo c'è una telecamera. Bisogna capire se tratta i dati in modo conforme. Nella realtà dovrebbe essere una termocamera, ma siccome oggi si costruiscono prodotti polivalenti, la termocamera teoricamente potrebbe pure registrare immagini.
A questo punto, per non sapere né leggere né scrivere, è stato dato incarico ad un tecnico esperto di privacy e di informatica, dal quale ci si aspetta una valutazione di impatto.
Sostanzialmente si cerca di capire se vi siano rischi per il trattamento dati. Nel frattempo gli automobilisti sfrecciano sulla statale, mentre gli animali (che non conoscono né l'intelligenza artificiale né la privacy, tutta roba degli umani) attraversano indisturbati. Beh, proprio indisturbati no: vengono anche travolti. In attesa della perizia tecnica, l'unica è chiedere (potenza dei doppi sensi della lingua italiana) un po' di perizia nella guida.


