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Fabio Valentini, in volo per salvare vite: il pilota tionese ha trasferito anche un ferito di Crans Montana

Dopo la frequenza dell'istituto tecnico aeronautico a Forlì e aver preso tutte le licenze da civile, il giovane copilota è entrato nel colosso europeo delle emergenze Avincis. “L'addestramento ci abitua a rimanere concentrati: quando inizia una missione, la parte emotiva viene accantonata. Non è freddezza, ma necessità professionale”

di Matilde Armani

TIONE. Cerca i riflettori meno di quanto il suo ruolo meriterebbe, Fabio Valentini, classe 1996, originario di Tione. Lo fa con un'umiltà naturale, nonostante svolga un lavoro vitale. È copilota per Avincis, colosso europeo dell'emergenza aerea con attività estese anche in Africa e Sud America, specializzato in trasporto sanitario, operazioni di ricerca, antincendio e missioni urgenti.

«Ho frequentato l'istituto tecnico aeronautico a Forlì - spiega Valentini, che da quasi 10 anni opera all'interno del settore-. Finite le superiori, nell'autunno del 2015 arrivano le licenze: tutto da civile, non provengo dalle forze armate. Ho lavorato in una scuola di volo, in un'azienda come coadiutore, fino a diventare istruttore a Trento. Poi è iniziato il capitolo Avincis nel mio attuale ruolo di copilota».

La sua quotidianità professionale è scandita da chiamate, procedure e coordinamento: «La nostra base è a Bologna, l'area d'intervento comprende le province di Modena, Bologna e Ferrara, ma non sono escluse missioni extra regionali o nazionali. È un lavoro di squadra: facciamo diversi briefing. Si parte dalla necessità dell'utente, che avvia una catena in cui ognuno fa la propria parte, fino ad arrivare all'output finale che è prestare soccorso».

Una passione, la sua, molto forte: «Amo volare, ma faccio questo lavoro anche per aiutare gli altri: è un privilegio. Vengo da una regione dove l'elisoccorso è fondamentale, considerando il territorio montano. Non so da dove nasca questa passione: non so se esista da sempre o sia cresciuta nel tempo, ma per fortuna è nata. Sono serviti sacrifici, come in tutti i lavori, ma ho avuto le persone giuste accanto e credo anche di potermi concedere il merito di aver fatto scelte corrette: non cambierei nulla».

Valentini era a bordo come copilota anche nella missione che il 2 gennaio, dopo il tragico incendio di Crans Montana, in Svizzera, ha trasferito un quindicenne ferito da Losanna all'ospedale Niguarda: un intervento complesso, solo uno dei tanti che affronta.

Come si gestisce un trasporto così delicato, mantenendo lucidità nonostante il carico emotivo?

«La chiave è la formazione: quella necessaria per arrivare a svolgere questo lavoro e quella che l'azienda ci fornisce attraverso vari training. L'addestramento ci abitua a rimanere concentrati, e tutto ciò che potrebbe diventare critico viene mitigato: quando parte una missione, la parte emotiva viene accantonata. Non è freddezza o indifferenza, ma una necessità professionale, l'unico modo per operare al meglio. Bisogna saper separare ciò che provi da ciò che devi fare, altrimenti rischi di non riuscire più a performare. La gestione dell'emergenza si basa su una coordinazione continua tra pilota, copilota, tecnico, equipe medica e team aeronautico: questa rete garantisce che anche i momenti più concitati restino sotto controllo e che ciascuno possa fare la propria parte senza pressioni personali. Dal momento in cui saliamo a bordo, io e il comandante pensiamo solo a portare l'equipe medica sul posto. Ci fermiamo lì, per evitare di essere travolti dal resto».

In tutto questo, che ruolo ha avuto il territorio giudicariese da cui proviene?

«È stato fonte d'aiuto e ispirazione. È un territorio dove volontariato, soccorso e assistenza sono pilastri radicati nella cultura. L'ho sempre percepito come qualcosa che si dona alla propria comunità. Mi sento di dire che, pur venendo da una zona periferica, non bisogna temere di esplorare le proprie passioni. Io ci sono riuscito anche senza riferimenti professionali, grazie a idee chiare e a genitori che mi hanno sostenuto. Se uno lo vuole, ci riesce».

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