Ambiente / Il caso

Ponte Arche, il sindaco Zambotti all’attacco: «Per l’antenna ricorso al Tar, deve essere spostata»

Il primo cittadino di Comano Terme, in una sala gremita, ha assicurato che il Comune si rivolgerà al tribunale amministrativo: «Rilevate anche delle difformità». Pederzolli, che guida gli usi civici di Stenico, sui cui terreni è posto il manufatto da 29 metri, si difende e assicura: «Se si trova un’altra posizione nessun problema»

IL CASO Ponte Arche, spunta la mega-antenna e piovono le critiche

di Giuliano Beltrami

PONTE ARCHE. Come diceva quella commedia popolare napoletana? “Ha da passà a nuttata”. Probabilmente stanno pensando questo gli amministratori comunali le cui segreterie telefoniche chiedono di lasciare un messaggio. Così chi cerca notizie su eventuali autorizzazioni, proposte di ricorsi e simili, deve accontentarsi del silenzio. Ma c’è chi ci mette la faccia.

È il primo imputato, Gianfranco Pederzolli, un’istituzione delle Giudicarie Esteriori, anzi, delle intere Giudicarie, anzi, più ancora, dei Consorzi Bim a livello nazionale. Pederzolli, professione ingegnere, è presidente dell’Asuc di Stenico, l’istituzione che ha dato l’autorizzazione alla società incaricata da Wind e Iliad di installare l’antenna causa delle polemiche di Ponte Arche e dintorni sul proprio territorio. È pure presidente della Rete delle riserve dell’Unesco l’ingegnere giudicariese, che dopo qualche decennio ha mollato la presidenza del Bim del Sarca e si è preso sulle spalle la presidenza nazionale di Federbim.

Insomma, presidente, proprio lei doveva dare l’autorizzazione? «Abbiamo agito dopo aver visto sei, dico sei autorizzazioni di Servizi provinciali, più il parere del Comune di Stenico. Adesso mi si dica, se proprio si vuole sparare sull’Asuc, naturalmente si può sparare. Intendiamoci», mette subito le mani avanti il presidente, «se si trova una posizione diversa, l’Asuc lascia andare subito l’antenna, nonostante ci sia un contratto scritto e firmato. Non ne facciamo certo una questione di soldi». Che sono? «Novemila euro all’anno».

Ci pensa un attimo il nostro interlocutore, poi aggiunge: «Ma le pare che noi vogliamo creare tensioni sul nostro territorio? Mi sembra che i Servizi provinciali siano più forti di noi, non siete d’accordo?». Dài, non giochi a fare il vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro! «No, per carità! Dal rendering che ci hanno fatto vedere non abbiamo visto nulla di particolare. Ora faccio una domanda: il problema è paesaggistico o di salute pubblica? Fra i Servizi che hanno autorizzato c’è l’Appa e c’è pure la sanità. L’Asuc e la Rete delle riserve cosa possono dire? Ho sempre sostenuto che il paesaggio vada salvato. E mi faccia dire che non credo sia l’antenna l’unica dissonanza nel paesaggio delle Giudicarie Esteriori».

Sul versante opposto della valle c’è il Comune di Comano Terme. «Guardi – commenta il vicesindaco Achille Onorati – che due anni fa ci hanno chiesto di mettere quell’antenna sul cucuzzolo sopra il cimitero di Cares. Abbiamo detto di no. A quel punto hanno cercato un’altra collocazione».

Il sindaco Fabio Zambotti ha un approccio laico. «Non la penso come gli integralisti che vogliono tornare al Medioevo – esordisce – tuttavia sono convinto che sia necessario trovare una giusta collocazione. Posti più defilati ce ne sono. Quel luogo va bene per una passeggiata con vista su Ponte Arche, non per un elemento così impattante». D’accordo, ma lei il ricorso al Tribunale amministrativo è sempre intenzionato a farlo? «Certo», ci ha detto ieri mattina, «e lo spiegherò questa sera (ieri sera ndr) in consiglio comunale, perché mi sono procurato tutti gli atti della vicenda».

E così è stato. In una sala gremita di pubblico ha confermato questa volontà: «Abbiamo capito il tutto a cose già fatte. Il mio interessamento è stato immediato, con i responsabili dei servizi provinciali e anche con la parte politica. È stata rilevata anche una non conformità nell’approntamento dell’area - ha detto - ed è stata fatta una sanzione: questo da ulteriore possibilità al Comune di sostenere che è stato cambiato il contesto. Dunque, andremo avanti con la strada del ricorso al Tar».

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