CASTELLO - MOLINA DI FIEMME. Michael Bortolotti, 26 anni, è entrato a 18 anni nei Vigili del Fuoco Volontari di Molina di Fiemme, seguendo le orme del padre Mirko e del nonno Marino, storico comandante del corpo locale e oggi comandante onorario. Una tradizione di famiglia che si tramanda di generazione in generazione, radicata nel cuore della valle. In Trentino il volontariato dei vigili del fuoco è molto diffuso: vi sono 239 corpi volontari con oltre 6.400 iscritti. Il gruppo di Molina conta oggi una ventina di questi, a cui si sono aggiunti sette nuovi giovani nell'ultimo anno, che si alternano nelle attività di emergenza.La passione per il soccorso si respira fin da piccoli: è un valore che anima da sempre la famiglia di Michael e tutto il corpo di Molina.

La sede, modesta nelle dimensioni, è in fase di ammodernamento: il sindaco Marco Larger ha promesso una nuova caserma e mezzi aggiuntivi. Attualmente il corpo dispone di tre automezzi operativi e cinque carrelli attrezzati. In Val di Fiemme solo i corpi di Molina, Predazzo e Cavalese possiedono le pinze idrauliche, dispositivi fondamentali per estrarre feriti da veicoli incidentati.

«Per coordinare gli interventi - racconta Michael - quando scatta l'emergenza il primo volontario che arriva si incarica delle comunicazioni dalla sala radio di stazione». La maggior parte degli interventi dei vigili riguarda attività di protezione civile e soccorso tecnico. Tra le operazioni più frequenti si annoverano: taglio e rimozione di piante e alberi caduti, specialmente dopo tempeste o valanghe, pulizia delle strade da detriti e neve per garantire la viabilità a cittadini e mezzi di soccorso, supporto all'atterraggio di elicotteri di emergenza, aiutando nel ripristino dell'area e nel trasporto dei feriti.

Negli incidenti stradali, dove spesso è necessario estrarre feriti dalle lamiere, entrano in gioco le pinze idrauliche. Un esempio recente è il grave incidente del giugno 2024 sulla SP232 a Cavalese, dove i vigili del fuoco volontari di Cavalese hanno lavorato con queste attrezzature, supportati dai colleghi di Molina di Fiemme, dimostrando l'importanza di tali strumenti. Michael racconta che la vita da volontario non è fatta solo di gesti eroici, ma anche di lunghi turni e momenti difficili.

Uno dei ricordi più intensi è l'intervento in Emilia-Romagna nel marzo 2024, durante i drammatici allagamenti che hanno isolato intere abitazioni. La sua squadra ha lavorato per quattro giorni consecutivi con i gommoni, soccorrendo famiglie con l'acqua alle finestre.

«È stato faticoso, ma soddisfa tantissimo sapere di aver aiutato chi era in pericolo», racconta. Altri momenti duri sono legati agli eventi meteorologici estremi, come la tempesta Vaia (ottobre 2018), quando il vento raggiunse raffiche di circa 190 km/h. All'epoca, un gruppo di volontari stava salendo verso il Manghen per prestare soccorso, ma fu bloccato dalla furia del vento.

La loro jeep rimase ferma per mesi in quota, fino al disgelo. Queste esperienze rafforzano in Michael la consapevolezza dell'importanza dell'addestramento e dell'umiltà: per essere pompieri - dice - bisogna «imparare ad ascoltare gli ordini», come gli insegnava suo nonno Marino.

Il caso di Michael Bortolotti dimostra come i valori del soccorso siano vivi tra i giovani di Molina. La Federazione dei Vigili del Fuoco Volontari del Trentino sottolinea che il modello trentino, ispirato a quello nord-europeo, è "invidiato nel resto d'Italia" per la generosità e la dedizione che lo caratterizzano. Vedere un ragazzo di 26 anni impegnarsi con tale dedizione rende orgogliosa l'intera comunità.

Come ricorda Michael, «nella nostra gente il volontariato non ha prezzo»: è un impegno che si rinnova ogni volta che suona l'allarme, grazie allo spirito trasmesso di padre in figlio, da nonno a nipote. In un'epoca in cui le emergenze naturali sono sempre più frequenti, la presenza di volontari come lui è una risorsa preziosa per la sicurezza di tutti.