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VALLI DELL'AVISIO. Insulti e prese in giro. Urla e bestemmie. Episodi di aggressività verbale e, in generale, comportamenti ritenuti inadeguati al ruolo pedagogico che un educatore dovrebbe svolgere. Questo è quanto sostiene un gruppo di utenti di una delle strutture gestite tra Fiemme e Fassa dalla Cooperativa sociale Le Rais, realtà che – è bene precisarlo subito – sul territorio fa un lavoro encomiabile.
Nata a gennaio 2018 da un gruppo di giovani psicologi ed educatori per dare risposte ad alcuni bisogni sociali ed educativi presenti nelle due valli, si occupa di educazione, psicologia, giovani e impresa sociale, accompagnando le persone fragili verso il mondo del lavoro.
Quanto successo non macchia quindi il nome che Le Rais si è fatto in questi anni. La cooperativa, venuta a conoscenza della situazione, ha preso provvedimenti.
«Sì, è vero, il problema c'è», conferma Federico Comini, presidente di Le Rais e psicologo di professione. «Nelle nostre strutture non avevamo mai avuto segnalazioni di questo tipo. Da quando siamo venuti a conoscenza di questi fatti ho iniziato a provare a comprendere bene la situazione, ho incontrato l'educatore in questione e le persone che si sono sentite attaccate. Ho capito che le relazioni tra le due parti non erano buone, ma allo stesso tempo una parte degli utenti della struttura apprezzava il lavoro del nostro professionista».
Perché sì, di un professionista si tratta, e Federico Comini ci tiene a sottolinearlo. «Ha sempre lavorato bene, ma con un piccolo gruppetto di utenti si è creato un clima di sfiducia che non si poteva più risolvere. Per questo motivo abbiamo deciso di spostare l'educatore, non di licenziarlo».
La Cooperativa sociale Le Rais, per andare a fondo della questione, ha realizzato un questionario anonimo per ascoltare gli utenti che vivevano a contatto con l'educatore. «In alcuni è emersa una certa sofferenza, poiché non si sentono rispettati. Altri invece non avevano problemi. Credo che quella dello spostamento sia la decisione migliore per tutti: per gli utenti, che potranno vivere con serenità nella struttura, e per l'educatore, che potrà trovare un nuovo contesto dove poter lavorare con tranquillità».
Il presidente di Le Rais, Comini, chiude con una riflessione. «Non voglio che l'educatore in questione diventi un capro espiatorio. La ragione spesso non sta da una parte sola. Chiediamo più aiuto da parte dei genitori per favorire il nostro lavoro».


