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FIEMME. È nato come un semplice tirocinio scolastico, ma in tre settimane si è trasformato in un vero e proprio test sul campo per l'accessibilità della val di Fiemme. Protagonista dell'esperienza è Elisa Morandini, studentessa ipovedente che a settembre frequenterà la classe terza, dell'Istituto "La Rosa Bianca" di Predazzo, indirizzo turismo. Dal 20 luglio al 7 agosto, grazie alla collaborazione tra Apt Fiemme e Cembra, la scuola e AbilNova-Cooperativa Sociale di Trento, Elisa ha avuto l'opportunità di conoscere da vicino numerose realtà e attività turistiche del territorio, osservandole da un punto di vista particolare e prezioso: quello di una persona con una disabilità visiva.
L'esperienza di Elisa è stata seguita dalla facilitatrice della comunicazione e dell'integrazione scolastica di AbilNova, Aurora Vettori, che ha ideato il progetto e l'ha accompagnata durante tutto il percorso. L'obiettivo non era semplicemente quello di verificare se una struttura fosse o meno accessibile, ma capire concretamente quanto un turista ipovedente possa muoversi, orientarsi e vivere un'esperienza in autonomia.
Durante le tre settimane sono stati visitati quasi tutti gli infopoint Apt presenti in valle, oltre alla sede legale dell'Apt stessa, dove Elisa ha avuto modo di confrontarsi a lungo con la responsabile dell'accessibilità. Un momento importante per comprendere non solo le criticità, ma anche il lavoro che viene già svolto e le possibilità di miglioramento.
Il percorso ha poi portato Elisa e Aurora a conoscere alcune importanti realtà del territorio. Tra queste Starpool, dove è stata organizzata una visita privata dell'azienda a Ziano, Felicetti a Molina di Fiemme, Fiemme 3000 a Predazzo e il Caseificio Sociale di Cavalese. Le ultime tre visite rientravano tra le esperienze organizzate da Apt e accessibili ai possessori di Guest Card. A queste si sono aggiunte diverse attività ed esperienze proposte ai turisti da Apt, che Elisa ha potuto testare in prima persona.
«È proprio questa la particolarità del progetto: non una valutazione teorica dell'accessibilità, ma un'esperienza vissuta in prima persona» queste le parole dell'educatrice Aurora Vettori. Elisa ha potuto osservare la chiarezza delle informazioni, la segnaletica, la possibilità di orientarsi, le modalità di accesso alle diverse esperienze e il livello di autonomia possibile e, non meno importante, l'approccio delle persone incontrate lungo il percorso.
Il lavoro svolto può quindi rappresentare uno strumento concreto per Apt e per gli operatori locali, offrendo indicazioni utili per intervenire sulle barriere non soltanto fisiche, ma anche percettive e comunicative. «Ed è proprio qui che il progetto assume un significato più ampio - prosegue Aurora - quando si parla di accessibilità, infatti, il pensiero comune corre spesso, subito (e solo) alle necessità di persone con disabilità fisiche evidenti; questa visione, per quanto importante, non è esaustiva: esistono disabilità che possono essere meno visibili, come quelle sensoriali, che comunque richiedono altrettante attenzioni specifiche».
Quando ci si pone l'intento di rendere accessibile a tutti una struttura, un evento o un'attività, bisognerebbe tener conto anche della varietà e della soggettività che caratterizzano questo mondo, senza fermarsi soltanto a ciò che è immediatamente visibile o a ciò che è stato fornito come indicazione. L'esperienza di Elisa ha permesso proprio questo: guardare il territorio attraverso un punto di vista diverso e trasformare quella prospettiva in uno strumento di valutazione, comprensione e ragionamento.
Il progetto dimostra inoltre come un tirocinio scolastico possa diventare un'esperienza formativa, ben oltre la teoria, a contatto con la realtà e in cui studenti e studentesse possano essere protagonisti attivi. «Per me - racconta Elisa Morandini - è stata un'occasione preziosa per mettere in pratica competenze legate al mio percorso di studi e, contemporaneamente, per confrontarmi con il mondo del lavoro e del turismo e conoscere ancora meglio il territorio in cui vivo».
Per Apt e per gli operatori coinvolti, invece, ha rappresentato l'opportunità di ricevere un feedback diretto da una persona con esigenze specifiche. In questo senso, il percorso di Elisa lascia un messaggio semplice ma importante: andare oltre la disabilità significa prima di tutto andare oltre ciò che vediamo per comprendere davvero i bisogni, attivare strategie efficaci, coinvolgere i destinatari dei servizi offerti e costruire contesti realmente accoglienti.


