PHOTO
VAL DI FIEMME. La donna che aveva portato all’altare era diventata l’obiettivo da annientare. L’uomo, ex poliziotto, aveva confessato i suoi propositi a due amiche della moglie: raccogliere contro di lei materiale tale da indurla ad un gesto estremo. Per questo motivo, con l’aiuto di un detective privato e di un collaboratore, aveva installato una “cimice” nell’abitazione, in modo da registrare le conversazioni compromettenti. E ciò accadde sia nella casa in cui la coppia viveva in val di Fiemme, sia in quella di lei in Sardegna.
L’uomo, 57 anni, ieri è stato condannato a due anni per maltrattamenti, pena sospesa in subordine al pagamento del risarcimento. Alla ex moglie, che si è costituita parte civile con l’avvocato Marco Vernillo e ha chiesto 100mila euro per i danni morali, andranno 25mila euro come provvisionale immediatamente esecutiva, mentre l’ammontare del risarcimento è da quantificare in sede civile. È caduta la contestazione di stalking, mentre è intervenuta la prescrizione per il reato di interferenze illecite nella vita privata (per le intercettazioni nell’abitazione) di cui erano accusati anche l’ex investigatore privato e il collaboratore. L’imputato dovrà pagare le spese di costituzione di parte civile.
La procura aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione, mentre l’avvocato Luca Talmon, per la difesa, l’assoluzione. Per il giudice, dunque, il comportamento dell’imputato nei confronti della moglie configura condotte inequivocabilmente maltrattanti. L’uomo non solo voleva catturare le conversazioni della moglie all’interno dell’abitazione in val di Fiemme, ma è accusato anche di essersi procurato immagini della vita privata della donna in Sardegna, nonché foto dei suoi effetti personali e dell’interno della casa.
Era stata la vittima stessa a trovare le immagini nel cellulare del marito e in quell’occasione lui l’avrebbe spinta sul divano procurandole un livido. Il 57enne è anche accusato di aver insultato più volte la moglie, di aver monitorato a distanza tramite una telecamera tutti gli ingressi di lei nell’abitazione e di averle tolto la firma sul conto corrente sul quale confluivano gli affitti delle case in Sardegna, in modo tale da toglierle l’indipendenza economica. In un’occasione l’avrebbe insultata e percossa davanti ad amici comuni e, purtroppo, l’avrebbe offesa più volte davanti al figlio.


