SÈN JAN. Immagine: acqua limpida e fresca, aria pura. Realtà: acqua color caffelatte e traffico da Roma centro. L’estate in Val di Fassa è anche questo. E le colpe si ricorrono nel passato recente o in quello lontano, nella politica o nei social, sul mercato o al mercato.

«Il punto è che se esiste il problema esisterà soluzione», dicono gli albergatori che devono fare i conti con clienti che chiedono il rimborso della vacanza, che minacciano di andare via, che sono scontenti. Perché è possibile, o meglio è oggi accettabile, che dai rubinetti esca acqua marrone? Una soluzione venga cercata e attuata. L’acqua è un bene primario ed è un servizio pagato.

Ma dopo un forte temporale a Sèn Jan, limitatamente alla frazione di Pozza, nella parte in destra orografica del fiume Avisio e a Vigo, zone servite dall’acquedotto di Sojal, l’acqua sembra caffelatte. Succede da trent’anni almeno. E così l’acqua sporca, un paio di volte all’anno, è diventata una consuetudine e come tale, seppur di mala voglia, accettata.

Martedì mattina però molti albergatori hanno alzato la voce e lo stesso pomeriggio il sindaco Giulio Florian, su invito dell’Asat, li ha incontrati. «È potabile», ha detto il sindaco Giulio Florian, ammettendo poi subito che nessuno, dotato di un po’ di buon senso, porterebbe un bicchiere di quel liquido alla bocca.

«Siamo a conoscenza del problema, ma noi non abbiamo la bacchetta magica, ci stiamo lavorando... non per giustificarmi, ma stiamo facendo i conti con eventi meteorologici importanti».

Certo, eventi meteorologici furiosi e purtroppo sempre più frequenti. Le sorgenti dell’acquedotto di Sojal portano limo e sabbia e il sistema di filtri e cloratura nulla può, per un’acqua così tanto sporca.

Il sindaco, alla trentina di operatori presenti, ha spiegato che sono già stati investiti 5 milioni di euro, per una digitalizzazione che permette la raccolta di dati su qualità e quantità di acqua, dati necessari al fine di creare un sistema di filtri appositi. Tuttavia i filtri non sarebbero ancora abbastanza e sarebbe necessaria la costruzione di una vasca di decantazione e, solo successivamente alla posa del limo e della sabbia, fare il filtraggio.

«Comprendo la vostra frustrazione, voi siete imprenditori, pensate e fate. Il pubblico è tutt’altra cosa, i tempi sono biblici, le grandi opere un bagno di sangue, tra appalti, ricorsi, gare».

Non ci sono sorgenti alternative con portata importante e attaccare il paese agli altri acquedotti significherebbe rimanere tutti senz’acqua nel giro di poco. Lasciate quindi ogni speranza, voi operatori e cittadini di Sèn Jan? Il sindaco e il presidente Asat Guglielmo Lasagna hanno suggerito di fornire le giuste informazioni ai clienti, omaggiarli con bottiglie d’acqua, rassicurarli sulla sicurezza dell’acqua in assenza di apposita ordinanza, e ricordare che il disagio è solo temporaneo perché nel giro di una giornata l’acqua torna limpida. Fino al prossimo temporale.