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«Se non amassi gli animali, non farei questo lavoro». L’accento è quello inconfondibile del dialetto veneto. E la sua è una voce, per una volta serena e positiva, in un mare di polemiche, malumori, e grida che in questi mesi si sono alzati contro lupi, orsi e grandi carnivori.
Eppure anche Patroclo Bigolin, allevatore 45enne di Galliera Veneta in provincia di Padova, se volesse, ne avrebbe di motivi per unirsi al coro di lamentele. Il lupo - anzi una lupa con al seguito «sei bei lupachiotti cicciotti» - ha assaltato il suo gregge che dall’inizio dell’estate sta pascolando nell’area sciistica del Buffaure. Un allevamento di circa 800 capi - in prevalenza pecore di razza Tingola, diffusa anche nella zona, e di qualche capra Bionda dell’Adamello - di cui si occupa da solo con l’aiuto di sei cani da pastore, che addestra lui stesso.



