CASTELLO MOLINA. Nessun intervento è mai uguale al precedente per un soccorritore e anche la routine di chi ogni giorno si occupa di emergenze può nascondere un insidioso angolo cieco. È successo lo scorso ottobre a Castello di Fiemme, nel cuore del paese, dopo lo scoppio di un incendio in abitazione. Quando i vigili del fuoco hanno sfondato la porta e sono entrati insieme ai carabinieri per portare in salvo un anziano nella case in fiamme, si sono trovati di fronte una persona fragile e confusa, che stringeva in mano una pistola carica.

Zero tempo per trattare, perché il fuoco avanzava e pochi istanti per disarmare l'uomo e metterlo in salvo: sangue freddo, sensibilità e lavoro di squadra hanno fatto la differenza. Nessuno ferito e tragedia sventata. Ora, il Comune di Castello Molina di Fiemme e quello di Ville di Fiemme, hanno deciso di proporre formalmente al Ministero dell'interno, tramite il Commissariato del Governo della Provincia di Trento, il riconoscimento di una ricompensa al valore civile a favore di chi ha tratto in salvo l'anziano.

Un attestato riservato a chi abbia «esposto la propria vita a manifesto pericolo per salvare persone in grave rischio». Le amministrazioni lo hanno fatto con due distinte delibere della giunta comunale, in cui vengono ricordate le gesta del luogotenente Massimiliano Panico, degli appuntati scelti Samuel Pizzetti e Andrea Orlandi della Compagnia di Cavalese, del vice comandante dei vigili del fuoco volontari di Carano Andrea Delvai e del vigile del fuoco volontario di Castello di Fiemme Mattia Colusso.

Hanno dimostrato, si legge nel provvedimento, «altissimo senso civico, coraggio ed abnegazione. Va rimarcata anche la sinergia tra gli operatori dei due diversi Corpi che ha permesso di salvare la vita al cittadino evidenziando quindi l'importanza del lavoro di squadra tra le forze che svolgono funzioni per la sicurezza ed il soccorso pubblico».

L'allarme era scattato poco prima delle 10 del 21 ottobre scorso in via Dosso, quando alcune persone avevano scorto il fumo alzarsi dalla copertura di un edificio. Il primo ad intervenire era stato proprio un pompiere che abita vicino, come ricorda il sindaco di Castello Molina di Fiemme, Marco Larger, che aveva dato l'allarme ed afferrato subito una gomma dell'acqua. La situazione era apparsa molto complessa: il rogo interessava uno stabile su un livello, con il garage a fianco dei locali adibiti ad abitazione ed il fumo che stava salendo copiosamente dal sottotetto.

Sul posto, oltre ai vigili del fuoco di Castello, erano accorsi quelli dei centri vicini (Molina, Carano, Cavalese), oltre alla prima partenza dei vigili del fuoco permanenti di Trento. In centro, in supporto ai pompieri, erano giunti anche i carabinieri della compagnia di Cavalese. Il portone del garage - un basculante in metallo - e anche la porta d'ingresso dell'appartamento erano chiusi. I vigili del fuoco volontari di Castello sapevano che all'interno viveva l'anziano e temevano che fosse bloccato in casa.

Da qui la scelta di sfondare le porte prima che la casa si trasformasse in una trappola mortale. Una volta dentro, vigili del fuoco e carabinieri, avevano trovato l'anziano in camera da letto, in evidente stato confusionale e con l'arma carica in mano. In quei momenti concitati e delicatissimi, con il fumo che invadeva la stanza, i cinque soccorritori erano riusciti a disarmarlo e portarlo in salvo. Non era ferito, ma viste le condizioni di fragilità, era stato affidato alle cure dei sanitari.

«Grazie alla tempestività dell'intervento non era successo nulla - ricorda Larger - . Questo episodio mostra il valore positivo della collaborazione tra Corpi, ma anche la forza di quello tra vigili del fuoco e Arma. Possiamo dirci fortunati».