FIEMME. Ascolto, aiuto, ma anche autonomia. Su queste tre parole si fonda l'attività della Caritas di Fiemme, che attraverso il suo braccio operativo - il Cedas, il Centro di ascolto e solidarietà - tende la mano a chi è in affanno, cercando di trovare la risposta migliore ai bisogni, ma anche di fornire a ciascuno gli strumenti per camminare con le proprie gambe. Nel 2025, attraverso i due sportelli di Cavalese e Predazzo, sono stati fatti 19 interventi.

Tra questi, come spiega una delle referenti del Cedas, Elisa Borgato, si contano otto nuclei familiari con figli minori. In totale sono stati erogati circa 2.000 euro. Bollette da pagare, spese mediche, affitti da saldare o costi funebri: chi bussa alla porta della Caritas si trova nell'impossibilità di fare fronte a questi costi.

«Il nostro Centro di ascolto risponde su appuntamento, abbiamo un numero di telefono dedicato (3311574905): il volontario fissa un incontro per conoscere la persona e comprenderne i bisogni», spiega Borgato. A questi numeri vanno aggiunte le tante telefonate con richieste di informazioni. Il nodo casa infiamma il centralino. Un'emergenza - si badi bene - che non riguarda solo chi si trova con il conto in rosso.

«Abbiamo ricevuto tantissime chiamate di persone che vivono fuori valle, che vorrebbero venire qui a lavorare, ma che non trovano alloggi», spiega. Anche per lavori di alto profilo in aziende leader della valle. «Hanno dovuto rinunciare», conferma. Chi ha un appartamento preferisce affittarlo ai turisti. Tornando ai numeri, ai 2.000 euro erogati, si aggiungono circa 300 euro di buoni spesa. Somme inferiori a quelle dell'anno prima (circa 6.000 euro).

«Il calo non dipende dal fatto che sia diminuita la richiesta o sia aumentata la ricchezza - precisa Borgato - . Noi cerchiamo di indirizzare le persone verso i servizi pubblici presenti. Se una persona ha i requisiti per ottenere il contributo per l'affitto, come Caritas, fatta salva l'emergenza, le indichiamo di presentare la domanda. Se una persona ha figli minori con problemi o malattie, la orientiamo magari verso una associazione in valle che ha l'occhio su questo tipo di disagio. Cerchiamo di non essere solo il "bancomat della situazione"».

L'obiettivo finale, infatti, è quello di rendere le persone autonome. «Distribuire e basta non fa crescere le persone e non risolve le situazioni». Si punta a costruire percorsi positivi, facendo rete con il servizio sociale o con altre associazioni. E poi ci sono interventi che non si possono misurare in euro. «Sono arrivate mamme con figli minori che hanno bisogno di fare sport - racconta - . Magari sentiamo il responsabile dell'associazione sportiva, cerchiamo di pagare noi la quota. Cifre piccole, ma con un valore grande, perché aiutano la persona a integrarsi».

C'è chi si rivolge direttamente al Cedas, ma altre volte è il circolo virtuoso della solidarietà a fare emergere i bisogni. Tante sentinelle con occhi e cuore aperti sul territorio. «Penso al caso di una persona malata, molto in difficoltà: era stato aiutato dai vicini, non si era mai rivolto allo sportello, ma poi lo abbiamo sostenuto negli ultimi mesi di vita, perché non avesse il pensiero di lasciare una situazione di bollette da pagare e la compagna senza un supporto».

Chiedere aiuto non è sempre semplice. «Chi vive qui fa più fatica. Allo sportello arrivano più persone, anche italiane, che vengono qui per lavoro e che poi si trovano in difficoltà; magari perché non hanno fatto bene i conti o non hanno la capacità di fare un ragionamento complessivo sui costi da sostenere», sottolinea.

«Più volte siamo stati chiamati per un supporto a persone senza fissa dimora, che sentono parlare di una valle ricca, ma poi non trovano lavoro o sono senza un posto per dormire», ricorda. Le porte della Caritas sono sempre aperte. Uno spazio di accoglienza, senza giudizio. «La priorità - conclude - è l'ascolto, trovare l'aiuto giusto per ciascuno e dare alle persone gli strumenti per andare avanti da sole».