PREDAZZO. “Il bosco rinasce” e con esso anche il percorso di persone alle quali la libertà è stata limitata. Hanno commesso errori, li stanno pagando in carcere e cercano un modo per riconciliarsi con il tessuto civile, restituendo alla comunità una parte di ciò che con le loro azioni hanno tolto.

Anche quest’anno, come nelle precedenti quattro edizioni, l’iniziativa ha portato in valle di Fiemme i detenuti del carcere di Opera, a Milano. Gli interventi si sono concentrati sulla pulizia dei sentieri della Regola Feudale, sulla piantumazione di alberi nella foresta del demanio di Trento e sulla tinteggiatura di Casa Maria Immacolata, a Predazzo, struttura della parrocchia che ha ospitato il gruppo.

Dal 3 al 10 giugno hanno partecipato anche alcuni uomini del carcere di Bollate e due persone che oggi non sono più detenute, ma che hanno scelto di tornare dopo l’esperienza vissuta negli anni scorsi. Per altri tre detenuti, invece, l’autorizzazione non è arrivata: i magistrati non li hanno ritenuti idonei all’iniziativa. Accanto ai quindici detenuti c’erano nove persone dell'associazione Liberalmente di San Giovanni Teatino, in provincia di Chieti, e sei operatori de Il Bivacco, realtà composta da assistenti volontari impegnati in carcere.

«Quello che ci meraviglia e ci piace moltissimo di questa iniziativa», racconta Pierfelice Bertuzzi dell'associazione Il Bivacco, «è il rapporto con le persone del posto. Alla sera stiamo assieme, ceniamo in compagnia. Con la popolazione di Predazzo si è venuto a creare un rapporto di amicizia, dove lo stigma che accompagna i detenuti lascia spazio a un rapporto sano, rispettoso». Durante la settimana il gruppo ha incontrato anche la popolazione e gli studenti dell’istituto La Rosa Bianca di Cavalese e Predazzo, il nuovo parroco don Devis Bamhakl, don Giorgio Broilo a Civezzano e l'ex direttore del carcere di Opera Silvio Di Gregorio, oggi provveditore delle carceri di Emilia Romagna e Marche. «L’iniziativa va sempre meglio e noi non vediamo l’ora di tornare», conclude Bertuzzi.