Montagna / L’addio

L’ultimo doloroso saluto a Lorenzo Scalet: “Persona speciale e istruttore con un grande cuore”

Si è svolto oggi a Tesero il funerale del 56enne  morto giovedì nella valle del Rio Bianco, tra Tesero e Panchià. Il figlio ha suonato l'organo

LA TRAGEDIA Precipita dalla parete e muore

TESERO. Una valle in lutto. Si è svolto oggi a Tesero il funerale di Lorenzo Scalet, il 56enne il cinquantaseienne morto giovedì nella valle del Rio Bianco, tra Tesero e Panchià

«Papà amava da sempre la montagna. In estate, in inverno. Nessuno saprà mai cosa è successo, perché era da solo. Ma di una cosa sono certo. Non può essere stata un'imprudenza». Non c'è segno di esitazione nella voce di Matteo Scalet, il figlio di Lorenzo Scalet, che oggi in chiesa ha suonato l'organo. La vittima faceva parte di una famiglia che di montagna aveva sempre vissuto: istruttori di alpinismo i fratelli, guida alpina il padre, guida alpina il nonno. La sicurezza, la conoscenza degli ambienti come quello in cui ha perso la vita, erano il pane quotidiano di Scalet. Che insegnava, la prudenza e l'accortezza: non solo ai militari delle Fiamme gialle, ma anche a semplici appassionati. 

Amava far conoscere nel modo giusto le sue montagne, Lorenzo Scalet: «Accompagnava spesso anche disabili lungo i sentieri. Una passione viscerale che aveva trasmesso più a mia sorella Martina che a me, conquistato dalla musica. Ma che ho sempre ammirato». Accanto a quella per la montagna, c'era la passione per la scultura del legno, che Lorenzo condivideva con uno dei fratelli, Sandro, come lui finanziere.
 

Una famiglia nella famiglia, quella delle Fiamme gialle, in casa Scalet.
 

A piangere Lorenzo ci sono anche gli ex colleghi della Guardia di finanza. Da due anni in congedo, il 56enne di Tesero era istruttore di lungo corso della Scuola alpina della Guardia di finanza di Tesero, dove lascia un ricordo carico di stima e affetto. Passione, carisma e competenza, erano tratti distintivi di Scalet, mai disgiunti da umanità ed empatia, come ricorda il colonnello Stefano Murari, per quasi otto anni comandante della Scuola alpina. «Lorenzo Scalet era istruttore degli allievi: faceva addestramento sia militare che alpestre, dunque per l'arrampicata, lo sci e lo scialpinismo. Era una persona molto preparata, in gamba e appassionatissima. A lui piaceva anche correre, per cui faceva anche addestramento sportivo agli allievi e li seguiva quando c'erano gare tra le varie scuole. Era un istruttore completo, sia nella parte di addestramento formale, sia per l'addestramento specifico della scuola alpina: corsi di sci, esercitazioni in montagna. In più faceva l'istruttore anche ai corsi per il soccorso alpino quando c'era bisogno di integrare il gruppo».

Una preparazione che andava di pari passi con la capacità di sapersi rapportare agli allievi: «Sapeva essere empatico, creare gruppo, facendo appassionare anche gli allievi. Non sono parole retoriche. Era fermo, preciso, ma anche molto umano». Non stupisce, dunque, che anche chi ha percorso solo un breve tratto di carriera accanto a Lorenzo Scalet sia rimasto affranto per la notizia della sua morte improvvisa. «Sono rimasti tutti toccati, anche quelli che avevano lavorato con lui solo un anno», osserva Murari. Al di là di gradi e mostrine. Perché Scalet aveva guadagnato sul campo, con il suo esempio e la competenza, il rispetto degli altri militari.

 

«Anche per gli ufficiali lui era la voce dell'esperto. Era davvero una persona da imitare per come faceva le cose, sempre in modo propositivo - prosegue Murari - Se c'erano difficoltà le rappresentava, ma non per fare polemica. Era una brava persona e questo anche gli allievi lo capivano. Era davvero carismatico».

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