BELLUNO.  Possibile svolta nella drammatica vicenda di Samantha D'Incà (nella foto), la giovane di Feltre che si trova in stato vegetativo da quasi un anno, in seguito alle complicazioni sopravvenute durante un intervento chirurgico a una gamba: aveva riportato danni neurologici (sulle cui cause si attende l'esito di una perizia) tali da renderla dipendente da dispositivi tecnologici esterni.

Circa sei mesi fa, il Tribunale di Belluno aveva risposto negativamente alla richiesta dei genitori di fermare le macchine che dal novembre 2020 tengono in vita Samantha, in un'area specializzata dell'ospedale "San Martino" del capoluogo dolomitico.

Ora la situazione potrebbe cambiare, perché la Procura della Repubblica ha dato indicazioni contrarie all'accanimento terapeutico, quindi si profila anche la possibilità di staccare le macchine, che permettono a Samantha, 30 anni, di vivere in stato vegetativo.

Pochi giorni prima, lo stesso comitato etico dell'Ulss 1 Dolomiti di Belluno, analizzata l'intera documentazione sul caso, aveva espresso un parere favorevole all'esclusione di interventi ulteriormente invasivi a fronte di una condizione clinica ritenuta irrecuperabile.

Ora si attende la decisione del giudice tutelare, che forte dei due citati pareri potrebbe stabilire che Samantha può essere accompagnata verso la fine, come chiedono i genitori Genzianella e Giorgio.

Mamma e papà, in assenza di un testamento biologico della figlia, ricordano che Samantha, negli anni scorsi, aveva detto loro che non avrebbe mai voluto finire come la giovane Eluana Englaro, che nel vicino Friuli visse 17 anni in stato vegetativo, dopo un incidente stradale.

La sua vicenda, insieme a quella di Pietro Welby, affetto da una grave distrofia che lo rese infermo, sono diventate un simbolo della battaglia italiana sul fine vita e il diritto al rifiuto dell'accanimento terapeutico. Z. S.