Ivano Fossati dice che c'è un tempo per seminare e uno in cui si ha voglia di aspettare. Poi c'è un tempo sognato, che viene di notte, e un altro di giorno, così teso da somigliare a un lino lasciato a sventolare. Ma c'è anche un tempo bellissimo, tutto sudato: è quello di una stagione ribelle, rappresentato dall'istante in cui un'unica freccia raggiunge la volta celeste e trafigge le stelle. È quest'ultimo, ovvero il giorno che tutta la gente si tende la mano, quello condiviso il 20 luglio da 160 persone presso l'«Azienda Agricola Bertamini» di Arco. Tra l'energia dirompente dei girasoli, l'evento "Cosa ne pensi del tempo? Storie, persone, cancro, sport e vita" - organizzato da Tri Ledro Energy e Arci Altro Garda - ha raccolto 841 euro a favore della Lilt di Trento sulla scia delle testimonianze di Alex Zaninelli e Massimiliano Santi. A moderare l'apericena è stata la nostra collega Matilde Armani, che ha accompagnato gli ospiti in un viaggio di parole ed emozioni con Brunella Valenti, psicologa dello sport, Elena Campogrande, medico palliativista, e Sara Maino, infermiera territoriale.

Nel 2017 Alex Zaninelli, di Baitoni, aveva 37 anni e la serenità di chi sente di non aver bisogno di altro. All'improvviso, il terreno trema. «Dopo alcuni accertamenti, mi diagnosticarono un tumore al colon - ha raccontato - venni operato d'urgenza. Terminato l'intervento, la diagnosi peggiore: tumore al quarto stadio avanzato, sei mesi di vita. Eppure, eccomi qui! Sono passati 9 anni e la mia battaglia non è ancora finita. Nell'aprile 2018 l'ospite indesiderato si ripresentò. Grazie a un amico d'infanzia, approdai all'ospedale "Niguarda" di Milano dove, per una straordinaria coincidenza, risultai idoneo a un protocollo di immunoterapia».

Ad oggi ha affrontato 174 terapie, una ogni 21 giorni. Continua a praticare sport e, soprattutto, ammira le sue figlie crescere. «A novembre il cancro è tornato - ha aggiunto Zaninelli - a fine agosto avrò un nuovo intervento, con stomia esterna per alcuni mesi. La vita è come una maratona. Non conta quanto sia dura la salita, bensì continuare a mettere un piede davanti all'altro. Solo arrivando fino in fondo possiamo davvero assaporare la felicità». La malattia, per lui, è diventata stimolo. «Ho imparato a sognare - ha affermato - quando il male se ne andrà, ne sentirò la mancanza. È strano, ma farò fatica a lasciarla andare: anche una routine imposta diventa rassicurante».

Accanto a lui il ledrense Massimiliano Santi, che tre anni fa ha ricevuto la medesima aspettativa di vita. «Scoprii di avere un cancro, metastasi fegato e un paio linfonodi - ha spiegato - sei mesi di vita, la sentenza. Misi il dispositivo sottocutaneo port e via con la prima chemioterapia. Dopo infinite chemio mi dissero che era giunto il momento del mantenimento. Non potevo guarire? Mai preso in considerazione! Incontrai due medici a Milano, uno dei quali mi indirizzò a Padova per un trapianto sperimentale di fegato. Ero idoneo, ma prima dovevo essere operato al colon. Ne uscii provato e con iliostomia, chiusa dopo un ulteriore intervento e l'inizio della rieducazione dell'intestino». Arriva l'atteso il trapianto.

Oggi Massimiliano vive grazie a una parte di fegato donatogli dalla compagna Anna Risatti. Per 20 giorni quel fegato ha vissuto accanto al suo, poi l'organo malato è stato rimosso. Un intervento rarissimo, eseguito 6 volte in Italia. «La ripresa? Durissima - ha continuato - purtroppo, il cancro si ripresenta in tre punti: su una vertebra sacrale, una massa tra pancreas e fegato e un linfonodo vicino al cuore. Cosa puoi infilare in una borsa che improvvisamente si rimpicciolisce? Gli imprevisti però fanno parte del viaggio e li affronti con un occhio diretto a loro, l'altro fisso sugli obiettivi. Non so dove voglio arrivare, ma so come voglio vivere tra un ostacolo e l'altro. È ciò che mi fa dire "la vita e bella". Non cancellerei questi anni, certi giorni dimentico di essere malato. Si va avanti nonostante la paura. Consapevole che il cancro potrebbe avere il sopravvento, ho imparato a vivere bene nell'oggi ed esplorato dentro me luoghi che non avrei mai immaginato di conoscere».

Alex e Massimiliano continuano a fare sport (maratone e arrampicata) senza arrendersi: oltre alla diagnosi c'è la persona, la vita. Per questo, in autunno si terrà una seconda serata in cui quel tempo negato, che sembra essere solo roba degli altri, diventerà tempo sognato, che bisognava sognare.