LEDRO - Lunedì sera nella suggestiva cornice del parco artistico Ledro land art, sito nella pineta di Pur, sono state inaugurate tre nuove opere intreccianti natura ed essenza umana. Dopo il periodo di residenza artistica finalizzato alla realizzazione effettiva delle creazioni, Fred MartinEmanuele Marullo ed Erwin Rizzardi hanno rispettivamente trasportato nel cuore della vallata ledrense una figura dalla forza primordiale, richiamante Polifemo, una vigile e paziente mantide e l'evoluzione del paesaggio alpino.

«Anche quest'anno Ledro land art si arricchisce di opere significative - spiega Massimiliano Rosa, direttore artistico - diverse fra loro ma accomunate da una forte capacità evocativa. Nel corso degli anni è diventato molto più di un semplice parco d'arte nella natura: oggi rappresenta un vero e proprio ecosistema culturale capace di generare esperienze, eventi, percorsi educativi, collaborazioni artistiche, opportunità professionali e nuove progettualità sul territorio. Le opere sono il cuore ma attorno ad esse si sviluppano attività che coinvolgono artisti, operatori culturali, guide, realtà associative e imprese locali, creando valore condiviso per la comunità.

Desidero ringraziare di cuore gli artisti, il Comune e Laura Brunelli, il Bim, la cooperativa Sole con NicolaTania e MassimoDaniel e Leila del front office, Giambattista Pesarini per il prezioso lavoro di videomaking, Ginevra dell'info point e i nostri sponsor e chiunque abbia contribuito al progetto. Questa rete di persone e competenze è la forza che ci permette di continuare a crescere, mantenendo sempre al centro il dialogo tra arte, natura e territorio». La serata si è conclusa sulle note della fisarmonica di Jacopo Zendri.

Le opere. All'ingresso del bosco Fred Martin ha eretto la monumentale The Odyssey portal (il portale dell'Odissea) avviluppando rami di nocciolo in una figura arcaica e protettiva. È Polifemo, ciclope dell'Odissea, che invita i visitatori ad attraversare la sua bocca spalancata in un allegorico varco tra realtà e mitologia. L'unico occhio è simbolo del contrasto tra conoscenza e ignoranza, potere e fragilità. Per oltrepassare la soglia, gli adulti devono abbassare leggermente il capo, inchinandosi alla natura quale atto di rispetto e umiltà, nonché di abbandono del quotidiano per una dimensione più profonda. L'uomo torna ad essere parte del paesaggio e non il suo dominatore. Il ciclope non è più mostro minaccioso ma custode.

I rami di salice che Emanuele Marullo ha intrecciato per Oz. Ho perso la testa formano una meravigliosa mantide, emblema di pazienza, attenzione e armonia con l'ambiente. Immobile e vigile, guarda il mondo senza alterarlo e invita il visitatore a rallentare e riscoprire il valore dell'osservazione. La scultura si sviluppa verticalmente tra gli alberi del bosco, quasi fosse cresciuta insieme ad essi. Le sue forme leggere e trasparenti permettono alla luce, al vento e alla vegetazione di attraversarla, creando un continuo dialogo tra opera e natura.

Modellata dai ghiacciai, la valle di Ledro trova la propria trasfigurazione in Seracco, che Erwin Rizzardi ha creato ispirandosi ai seracchi alpini per riflettere sui cambiamenti climatici e sul progressivo ritiro delle masse glaciali. L'equilibrio sempre più fragile è rappresentato dalla frattura che caratterizza l'opera. I pali in legno, richiamo alle palafitte ledrensi, evocano il tentativo dell'uomo di contenere e preservare ciò che è destinato a mutare. Si tratta di un dialogo tra natura e intervento umano, tra memoria geologica e presente, esortando il visitatore a riflettere sulla vulnerabilità degli ecosistemi alpini.