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RIVA DEL GARDA - «I nostri limiti sono nella testa e tante volte sono fatti da altri». Sono queste le parole con cui Mauro Tomasi, atleta triplegico residente dal 2010 presso l'Apsp Città di Riva, introduce il suo quotidiano e le sfide sportive quando incontra gli studenti trentini.
Dopo il tremendo incidente in moto, il 15 agosto 2000 vicino a Malcesine, dovette abbandonare l'azienda metalmeccanica di Ala dove lavorava e da allora è in carrozzina, paralizzato dalla gabbia toracica ai piedi e privo dell'uso del braccio sinistro. Il dolore, fisico e mentale, ne ha stravolto la vita: eppure, Tomasi, non si è mai fatto abbattere.
È noto per le numerose manifestazioni sportive cui aderisce. Non con una carrozzina da gara o handbike, ma con la sua carrozzina monoguida, che spinge con un braccio solo. Ogni giorno lo si scorge lungo le ciclabili ad allenarsi.
Il suo 2026 è iniziato l'1 febbraio con la maratona della Maga Circe di Sabaudia (42 km). A questa, hanno fatto seguito l'ultra maratona di Riviera Conero (100 km), in marzo la maratona di Roma (42 km) e la "48 ore" di Cinisello Balsamo (210 km), in aprile la "24 ore" di Venezia (130 km) e le maratone di Rimini (42 km) e Padova (42 km) e in maggio la "24 ore" di Torino (126,8 km).
D'altronde, ha ipotizzato di aderire a 17 maratone ufficiali e 8 le ha già portate a casa. Percorre 9.000 chilometri all'anno e racconta le sue avventure sul suo sito (www.maurotomasi.it).
Mauro, come alleni il tuo corpo senza ricevere contraccolpi da sforzo?
«Quasi tutti i giorni percorro 18-21 chilometri. Esco con qualunque situazione meteorologica per arrivare al meglio in gara. Naturalmente negli allenamenti giornalieri l'intensità e la spinta sono inferiori. Ho notato che il recupero è migliore se mi muovo anche il giorno successivo ad una gara. Ormai conosco il mio corpo e lo stesso non mi permette di andare al massimo: mi consente però di muovermi piano e così recupero prima».
E con maratone ravvicinate?
«Se tra una e l'altra ho a disposizione 7 giorni gestisco gli allenamenti in modo standard: gara alla domenica e, dal lunedì al venerdì (sabato di trasferta), allenamento. A volte il sabato mi alleno comunque 18-21 km con intensità e spinta variabile, dal 30% al 70%. Se il sabato resto a Riva completo due allenamenti, uno da 10 km e uno da 20 km. La domenica, se a casa, completo un allenamento in stile gara: tre giri in Busa da 54 chilometri».
La sfida più appassionante?
«Lo sono state tutte, ho cercato di dare il massimo. La più impegnativa è stata però la "48 ore" di Cinisello Balsamo, ho percorso ininterrottamente 1.400 metri per due giorni, senza dormire e limitando le pause. Gestire, spingere e restare in carrozzina per 48 ore è un'impresa ma l'ho terminata!».
Le condizioni meteo mettono a rischio la tua prestazione?
«Il vento mi rallenta molto, di più la pioggia. Spingo la carrozzina con la mano destra tramite due volani che fanno procedere le ruote: quello grande accelera la ruota di destra e quello piccolo, tramite un perno, spinge la sinistra. Per andare diritto e gestire il mezzo devo spingerli sempre entrambi; così uso un guanto. Se piove, tende a scivolare sui volani. Questo fa sì che spinga meno e faccia fatica anche a controllare la carrozzina. In discesa, sotto il diluvio, diventa ingestibile e devo andare pianissimo per la mia sicurezza».
Quali sono le sensazioni in gara?
«Dopo oltre 100 competizioni, di situazioni ne ho vissute molte. Negli ultimi anni giro da solo, mi conoscono in molti e se mi servisse un aiuto lo troverei facilmente in gara, quindi parto sereno. Dal 2023 ho realizzato il sogno di avere un furgone con il quale mi sposto e sono ancora più autonomo».
Racconti spesso la tua storia agli studenti. Quali sono le domande più frequenti?
«Mi interrogano sullo sport e sulla mia vita: come ero prima dell'incidente, cosa è accaduto dopo, cosa faccio oltre lo sport. Non sono un insegnante, ma per me insegnare equivale a lasciare un segno. Cerco di dare "segni" che un domani potrebbero essere utili».
Cosa significa per te poterli incontrare?
«Raccontarmi per aiutare. Qualunque cosa ti succeda, dico sempre, non dare mai per scontato che sia la fine: potrebbe essere un inizio e migliore di prima. Ogni incontro mi fa poi riflettere, capire ed aggiungere qualche nuovo tassello alla mia vita».


