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LEDRO. «Il progetto della Ciclovia del Garda non deve essere eseguito». La posizione del Coordinamento per la tutela ambientale dell'Alto Garda e Ledro è stata ribadita da Marina Bonometti (tra i referenti) nel corso della serata Ponale: addio? Come verrebbe distrutto il luogo più bello del lago con la costruzione della Ciclovia, ospitata nella sala M. Nando di Bezzecca.
A intervenire per il Coordinamento anche Paolo Matteotti, oltre all'ex consigliere comunale ledrense Fabio Fedrigotti e Laura Mezzanotte, giornalista di Questo Trentino. L'incontro ha esaminato il piano progettuale ed economico dell'opera, con focus sulle particelle fondiarie del Comune di Ledro. Come raccontato da l'Adige, a inizio 2025 il consiglio comunale ledrense aveva dato parere favorevole al progetto di fattibilità tecnico economica (Pfte) dell'unità funzionale 2 (galleria Orione-foce Ponale).
L'accertamento di conformità urbanistica del progetto, una variante alla Ciclovia stessa, era tornato sul tavolo dopo due eventi. L'8 gennaio 2025, in conferenza dei servizi istruttoria, il servizio Urbanistica e tutela del paesaggio della Provincia di Trento aveva giudicato il piano non conforme sotto il profilo urbanistico. Non essendo nel piano regolatore generale di Ledro, tale previsione sarebbe dovuta passare in consiglio per l'approvazione in deroga.
Il 7 marzo 2025 il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti - con il commissario Francesco Misdaris e il dirigente Luciano Martorano - aveva incontrato i consiglieri ledrensi, a porte chiuse. Il 19 marzo 2025 l'assemblea cittadina si era dunque riunita dando l'ok alla conformità urbanistica.
Venerdì sera, il Coordinamento ha ripercorso tale iter illustrando le sorti dell'Uf 2 (Sperone-Ponale): si prevede il recupero del sedime della vecchia Gardesana (Ss45), parzialmente crollato, per realizzare segmenti artificiali in galleria e usare gallerie naturali esistenti, arrivando a ricavare finestre panoramiche vista lago grazie a sezioni a forma di nicchia.
«I tre dissesti avvenuti nel tratto Riva-Sperone - ha evidenziato Marina Bonometti - non hanno insegnato nulla? I 17,2 milioni di euro spesi per 0,89 km? Un allarme di instabilità della roccia durante i lavori cosa comporterebbe al transito sulla Ss45 bis?». L'attenzione è stata poi posta sull'Uf 3.4.2 (foce del Ponale-Casa della trota), anch'essa priva di conformità urbanistica. «Negli anni '30 cominciò la realizzazione della Gardesana alla Foce del Ponale - ha spiegato Paolo Matteotti, ex sindaco di Riva - creando un nuovo ponte sull'antico ponticello portuale. Il paesaggio si era assestato: ora, pare che la Provincia voglia costruire un terzo ponte. In che modo? Non si sa. Lì, c'è la cascata del Ponale, angolo incantevole circondato dalle falesie. Perché cercare un paesaggio inventato? Ai ledrensi interessa, nonostante vi abitino "lontano"? Noi crediamo di sì».
«Il 15 dicembre la Lombardia - ha sottolineato Bonometti - ha deliberato la progettazione di unità navali (battelli) per sostituire i segmenti ad alto rischio sul versante di competenza. E il Trentino?». «Porterò in consiglio tali riflessioni - ha detto Michela Calzà, consigliera provinciale del Pd - la Ciclovia del Garda deve essere sicura. In condizioni di grande fragilità idrogeologica la garanzia non c'è e si ricorre a grandi infrastrutture accessorie. Chi si assume il rischio? Dato l'impatto paesaggistico dell'opera in un sublime contesto naturalistico, è giusto pretendere il rispetto di tale bellezza. Chiediamoci se i nuovi interventi siano davvero coerenti e mitigati nella zona: resteranno per sempre».


