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NAGO - La mostra “Italiani nelle SS 1943-1945. Autori/esecutori” ospitata in Rocca ha suscitato un discreto interesse storiografico su questa presenza - più o meno marcata - di volontari italiani nelle famigerate compagnie delle «SS» germaniche. Nei risvolti della mostra anche le parecchie azioni italiane nelle fila del famigerato corpo, con le azioni di contrasto anche nell’Alto Garda. Tale mostra oltre che suscitare un interesse specifico verso le «SS» italiane, ha rinfocolato ricordi e stati d’animo presso il pubblico più vasto.
Tra questi ricordi fa capolino anche la presenza dello stesso Führer Adolf Hitler nel Basso Sarca, che compare tra i ricordi di un albergatore di Nago, Gerolamo (Nino) Zanella, raccolti a suo tempo, nel 2009, da Ferdinando Martinelli per il numero 32 della rivista “Giurisdizione di Penede” e riemersi proprio in questi giorni dopo anni. Ecco quanto riporta il ricordo dell’albergatore di Nago, proprietario della locanda “Alle Oche”.
«Ho ricordi lontani e sfumati della vita del mio albergo a cavallo degli anni Trenta - ricorda Nino Zanella nella intervista rilasciata a Martinelli - ma ricordo che nell’estate del 1931 fu ospite nostro Adolf Hitler, con un gruppo di amici austriaci. Era venuto qui in regione per un giro di propaganda, e mio padre fu colpito dal comportamento esuberante di quel signore di cui diceva: “Quello è il matto!”. Ricordo che una sera, dopo aver cenato in cortile, salì su un tavolo, di quelli rotondi di cemento, e fece un discorso infuocato, applaudito dai suoi amici. Forse era una prova del ruolo di capo della Germania, che avrebbe assunto due anni dopo...».
Il ricordo dell’albergatore è dunque preciso e si adatta alla perfezione a quanto noi sappiamo della giovinezza del giovane Adolf, in giro per la Germania e Austria a fare propaganda. Il Trentino faceva parte prima della Grande guerra dell’Impero asburgico.
Il giovane Adolf, figlio di Alois Hitler, vive una infanzia molto complessa, caratterizzata da un rapporto conflittuale con il padre e un attaccamento molto forte con la madre. Dopo la morte del padre decide di partire in cerca di fortuna, ma l’unica fortuna che troverà sarà la scarsa eredità del padre consegnatagli dalla sorella prima di lasciare l’Austria per trasferirsi a Monaco di Baviera.
Prende parte alla prima guerra mondiale, dove si guadagna la Croce di Ferro e la promozione a caporale; accecato da un attacco a base di iprite, viene ricoverato all’ospedale militare, dove l’11 novembre 1918 apprende la notizia della resa incondizionata della Germania con profonda rabbia. Congedato senza lavoro, viene ingaggiato come informatore poliziesco allo scopo di indagare come spia sulla miriade di partiti politici nati dal collasso dell’impero tedesco.
Successivamente decide di iscriversi al Partito Tedesco dei Lavoratori, divenendone il leader e ottenendo quindi di cambiarne il nome in “Partito Nazionalsocialista tedesco dei lavoratori”. Viene incarcerato dopo il fallito putsch di Monaco del 1923, stendendo il suo Mein Kampf. La via verso la dittatura del 1933 è ormai aperta, ma nel frattempo il giovane Adolf ha tempo e occasione di muoversi per le terre dell’ex impero asburgico.


