LEDRO. «Ridurremo i disagi al minimo». Mercoledì 22 luglio sera con questo messaggio Claudio Oliari, sindaco di Ledro, e Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento, hanno illustrato ai cittadini ledrensi il progetto di stabilizzazione e messa in sicurezza della galleria Dom, unico collegamento veicolare assieme alla Agnese tra Alto Garda e Valle di Ledro. Intervento che in realtà interessa non solo i ledrensi ma anche imprese e operatori di Busa e dintorni. Benché le categorie economiche siano concordi sulla necessità dei lavori - dovuti ai numerosi dissesti idrogeologici degli ultimi anni e, in particolare, al gravoso crollo di fine 2023 - cresce in loro la preoccupazione circa le ripercussioni derivanti dalla chiusura notturna che, da fine settembre, precluderà il tratto al passaggio veicolare.

«La sicurezza deve essere una priorità - afferma Leonardo Iania, segretario provinciale Ugl Trentino - non mettiamo in discussione la necessità e l'importanza dei lavori ma c'è una domanda che, come sindacato, ci poniamo fin da oggi: chi ha pensato ai lavoratori? La chiusura notturna della galleria non coinvolgerà solo i turnisti. Ci sono manutentori, operatori sanitari, addetti del turismo, della ristorazione, dei pubblici esercizi e tanti altri lavoratori che terminano il servizio in piena notte o nelle prime ore del mattino. Pensiamo, ad esempio, a chi entra alle 21 ed esce alle 5: dopo un'intera notte di lavoro potrebbe trovarsi costretto ad attendere la riapertura della galleria prima di poter rientrare a casa, con il rischio di ulteriori code e ritardi. Questa situazione non riguarda soltanto i lavoratori. Riguarda anche le aziende del nostro territorio, che hanno bisogno di personale presente e puntuale per garantire la continuità produttiva e dei servizi. Se non si pianifica con attenzione l'impatto del cantiere, le conseguenze rischiano di ricadere sull'intero sistema economico del Basso Sarca e della Valle di Ledro. Per questo ci chiediamo che, prima dell'avvio dei lavori, venga valutato con la massima attenzione l'impatto sul mondo del lavoro, coinvolgendo anche le aziende e le organizzazioni sindacali».

«Non si può fare il giro del mondo per andare al lavoro - dichiara poi Lorenzo Pomini, segretario provinciale Fistel Cisl- senza i lavoratori delle cartiere, le cartiere si fermano: le macchine lavorano se ci sono le persone. Devono trovare delle soluzioni, lasciare una via d'accesso, non ci sono strade alternative. Non è pensabile nemmeno scendere dalla valle tutti i giorni in bici o a piedi, lungo la Ponale. Chi fa il turno di notte finisce alle 5 o alle 6 della mattina e desidera solo tornare a casa per recuperare la fatica del lavoro notturno, sapendo che nel frattempo vi è già il collega che fa il turno successivo delle 14 e poi quello delle 22. A fatica si recuperano pensionamenti e dimissioni spontanee, figuriamoci gestire e mantenere un organico in una condizione in cui non si possono rispettare i turni di lavoro a causa di una galleria in manutenzione. Capisco sia un'infrastruttura fragile ma così non funziona: o si pensa a un'alternativa o la situazione si aggrava. Sollecito la politica affinché si pensi al traffico alternato e non alla chiusura notturna per 5 mesi. È l'unica opzione percorribile, lasciare sempre una garanzia di passaggio. Altrimenti si creano danni alle persone e poi alla produzione aziendale».