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ALTO GARDA – Non ne aveva parlato con nessuno per otto anni. Poi, durante un incontro di psicoterapia, aveva iniziato a raccontare e le sue parole sono diventate una segnalazione alla procura e quindi un capo d'imputazione con un reato pesantissimo: violenza sessuale. A finire indagato un 50enne dell'Alto Garda, accusato da una ragazza – minorenne all'epoca dei fatti – di essersi strusciato su di lei. Non un contatto accidentale, un incidente, ma un atto voluto che l'aveva imbarazzata e ferita. Un racconto, quello della giovane, fatto a distanza di anni e che non ha retto in aula. Troppe le lacune nella sua ricostruzione, troppi i non ricordo e le contraddizioni. E anche troppi gli anni passati per permettere accertamenti di qualsiasi genere.
E quindi la decisione del giudice è stata quella di assolvere l'uomo per insussistenza del fatto. Come detto, l'azione penale era partita dopo una segnalazione, in seguito al racconto fatto dalla giovane a una psicoterapeuta. Pare che quella sia stata l'unica occasione in cui la ragazza ha parlato di quanto le era successo, e lo ha fatto con molta difficoltà, perché la sua mente avrebbe cancellato gran parte di quello che sarebbe accaduto. Si ricorda il contatto fisico – non cercato e tanto meno gradito, anzi, fonte di un forte malessere – e poi di essere uscita da quella casa. Difficile, dopo un lasso di tempo così lungo, condurre accertamenti in grado di supportare le parole, e la perdita di memoria, della presunta vittima.
Da parte sua l'uomo – molto più grande di lei – ha da subito negato ogni addebito. I due erano entrati in contatto per via di una frequentazione in comune, ma lui, ha spiegato in sua difesa, con la ragazzina di allora aveva sempre avuto un rapporto corretto e soprattutto fisicamente distante. «Nulla di quello che è stato raccontato è mai successo», ha dichiarato l'uomo, sottolineando come non ci fosse mai stato alcun contatto fisico fra i due e che, se la giovane andava a casa sua, lo faceva insieme ad altri familiari e mai da sola, come invece era stato riferito.
Insomma, quelli finiti davanti al giudice sono due racconti diametralmente opposti. Da una parte lei, che parla di un approccio con tutte le caratteristiche per essere definito sessuale (anche a prescindere dalla minore età); dall'altra lui, che nega ci sia mai stato qualcosa di inappropriato nel loro rapporto. In mezzo nessun elemento certo, nessuna prova concreta. La decisione del giudice, come anticipato, è stata l'assoluzione.


