RIVA DEL GARDA. Il 22 e il 23 settembre, alle 20.30 nella Sala Garda del Palacongressi di Riva, andrà in scena "Miss Julie", spettacolo patrocinato dal Comune. Scritta nel 1888 da August Strindberg, la piéce teatrale è ambientata nella Svezia ottocentesca ed affronta tematiche quali identità, sessualità, classi sociali. Julie tenta di divincolarsi dalle norme dell'epoca per abbracciare la libertà sessuale e identitaria, in una costante interazione e lotta tra generi.

Sul palco saliranno l'attore di casa Matteo Santorum (L'Appartamento Sold Out nel 2025; Libera nel 2024 e seconda stagione in arrivo sulla Rai), l'attrice roveretana Martina Scrinzi candidata a miglior protagonista per Vermiglio ai David di Donatello e al Nastro d'Argento (Lubo nel 2023, Vermiglio nel 2024, Roma Elastica nel 2026), l'attore Gian Piero Rotoli (Le indagini di Lolita Lobosco 2020-2024, apparirà in un episodio di Assassin's Creed e nella nuova serie Superhost della Rai). La regia è a cura di Kia Khalili Pir (Mostro Intruso Aspro, Il Cantone e The Old Civilian nel 2021).

Cosa vi trasmette il teatro, rispetto al set cinematografico?
Scrinzi:
«Una verità ed un concretezza diversa. Dà più tempo per confrontarsi con i colleghi ed approfondire i personaggi».
Santorum: «C'è una ricerca e uno studio più denso. Il pubblico risponde sul momento partecipando all'atto creativo». 
Rotoli: «Si è immersi in un organo vivente che respira e ti inonda con energia collettiva. Sul set, il pubblico è la crew ma ciascuno è focalizzato in silenzio sulla propria parte. Il pubblico a teatro, invece, reagisce. È lì seduto per guardarti e lo senti».
Khalili Pir (regista): «A teatro non dispongo dei trucchi cinematografici per nascondere gli errori, né posso far ripetere le battute. Gli attori devono essere guidati nella creazione di un personaggio completo che poi porteranno sul palco senza il mio controllo».
Dove nasce questa collaborazione?
«Una sera ci siamo chiesti: "quando le persone s'incontrano, a che punto smettono di vedersi attraverso la propria identità sessuale e per vedere solo la persona?" Abbiamo avviato un lavoro di ricerca che 8 mesi dopo ci ha portato a Miss Julie e deciso di invertire i ruoli: Matteo Santorum interpreta la sig.na Julie, Martina Scrinzi il domestico Jean e Gian Piero Rotoli la cuoca Kristin. Abbiamo cercato le verità umane dei personaggi, al di là del loro sesso».
Quale lavoro ha richiesto?
Scrinzi: «Interpretare personaggi del sesso opposto è una delle sfide più grandi del mestiere. Per raccontare Jean ho lavorato su voce, postura e movimenti. Miss Julie è una pièce molto parlata, fatta di monologhi e botta e risposta veloci e ritmati. Mi intimoriva, essendo spesso salita sul palco con il "Collettivo Clochart", realtà di Mori che fonde teatro e danza prediligendo la coreografia. Ora invece fremo di andare in scena: Matteo e Gian Piero mi trasmettono serenità».
Santorum: « La bellezza di questo testo è l'universalità del messaggio, i cui temi ci accomunano come esseri umani. L'errore è pensare che qualcosa appartenga solo a un sesso. Sì, Julie è un personaggio femminile ma non è il punto: è l'involucro, che contiene una vita fatta di sofferenze, desideri e fragilità. C'è stato poi un lavoro di limatura, caratterizzazione ed ascolto». 
Rotoli: «Nell'interpretare Kristin ho provato a comprendere il suo mondo e la sua visione. Non per cercare di essere donna, bensì per trovare la fisicità rigida sotto cui lei nasconde le insicurezze e la necessità di essere amata. In Miss Julie sono momenti drammatici e catartici: è liberatorio, spero possa esserlo anche per il pubblico».
Come si attualizza tale tragedia?
Khalili Pir (regista): «Tramite un'analisi del testo e del periodo che anticipa stile, mise en scène e blocking. La sfida è stata trovare un gesto, o riadattare un passaggio, che possa dare senso d'imbarazzo al pubblico di oggi. La prima percezione degli spettatori passerà attraverso i costumi: Santorum e Rotoli sono vestiti come donne dell'Ottocento di ceti diversi, Scrinzi come un uomo. Costumi e scenografie veicolano l'opera».
Perché portare Miss Julie nell'Alto Garda?
«Le grandi opere non appartengono ai grandi centri: tornano a vivere ogni volta che incontrano una comunità. È sorprendente riconoscere in una storia del passato dinamiche che, in forme diverse, agiscono nelle relazioni odierne. Quando un'opera risuona in noi si fa voce di valori, domande e conflitti che abbiamo ancora bisogno di ascoltare». (Per i biglietti cliccare qui).