La lince tra il Trentino e la Lombardia: il video

Dopo l'orso, il lupo e l'aquila reale, a fare la sua comparsa sugli altopiani tra la valle di Ledro e Tremosine è stata questa volta la lince

di Paola Malcotti

Dopo l'orso, il lupo e l'aquila reale, a fare la sua comparsa sugli altopiani tra la valle di Ledro e Tremosine è stata questa volta la lince. A finire nelle inquadrature delle foto-trappola sistemate nei boschi bresciani a ridosso del confine con la nostra provincia è stato infatti "B132", il felide immigrato in Trentino dalla Svizzera ancora nel 2008 e che sui versanti montani compresi tra la val di Daone e la destra orografica del fiume Chiese, nelle Giudicarie esteriori, negli ultimi due anni aveva individuato i luoghi ideali in cui vivere. La conferma, che segue numerose voci ed avvistamenti senza però aver mai trovato prima d'ora prove oggettive della presenza dell'animale negli ultimi 13 mesi in questa zona, arriva da alcune immagini catturate a fine ottobre che ritraggono in modo nitido la lince intenta a banchettare con la carcassa di un camoscio. 

«Si tratta di un evento eccezionale e rarissimo - spiegano dal settore faunistico della Provincia di Brescia - che si è presentato ora dopo 168 anni dall'ultimo abbattimento di Vezza d'Oglio, avvenuto nel 1845». Un evento che testimonia un ulteriore spostamento del felide - un maschio di otto anni, unico esemplare accertato sul territorio trentino proveniente dalla piccola popolazione svizzera del Canton San Gallo, appartenente a una specie se possibile ancora più schiva e sfuggente rispetto all'orso bruno - che dopo quattro anni di permanenza nell'area del Brenta-Gazza nel corso dello scorso anno si era spostato a sud-ovest, portandosi sui monti della val di Daone e verso il confine bresciano meridionale.

«Tra le ipotesi avanzate per spiegare l'abbandono della zona del Brenta da parte della lince dopo diversi anni di stazionamento nella stessa - si legge nel Rapporto Orso del 2013 dell'Ufficio faunistico della Provincia autonoma di Trento - la più verosimile pare essere quella legata alla costante e concomitante presenza negli stessi luoghi dell'orso, che avrebbe condizionato non poco l'attività di caccia, o meglio, di consumo delle prede, da parte del felide. È infatti noto il fenomeno del cleptoparassitismo attuato dai plantigradi, che si alimentano delle prede della lince, non consentendo loro di consumarle interamente (recenti studi lo hanno documentato bene, soprattutto in Slovenia). È dunque possibile che "B132" abbia cercato zone più tranquille rispetto all'area del Brenta dove, dal 2008 al 2012, la densità degli orsi è quasi raddoppiata, trovandole non molto lontano, ossia nelle Giudicarie esteriori».

Zone dove, grazie ai dati raccolti tramite il radiocollare di cui il carnivoro è stato dotato, la lince ha trascorso tutto il 2013 e buona parte del 2014. Fino allo scorso ottobre.

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