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BOLZANO. C'è un dato che racconta meglio di qualsiasi fotografia la portata di quanto accaduto questa mattina, 16 luglio, al Palazzo di giustizia di Bolzano: il crollo è avvenuto alle 6.24. Se fosse successo appena mezz'ora più tardi, quando magistrati, avvocati, cancellieri, forze dell'ordine e cittadini iniziano ad affollare corridoi e aule, oggi il bilancio sarebbe probabilmente stato quello di una delle più gravi tragedie civili degli ultimi anni. È questo il vero spartiacque della vicenda: non solo un edificio che cede, ma un disastro evitato per una questione di minuti.
L'inchiesta aperta dalla Procura, con l'ipotesi di crollo colposo, dovrà stabilire se il cedimento sia stato provocato dai lavori di ristrutturazione in corso, da criticità strutturali pregresse o da una combinazione di fattori. Saranno i periti a chiarire perché il collasso dei pilastri abbia trascinato con sé circa un quarto dell'intero edificio, compresi l'atrio, l'aula della Corte d'Assise e i quattro piani superiori. Ma, ancora prima delle responsabilità penali, emerge una domanda più ampia: quanto è sicuro il patrimonio immobiliare della giustizia italiana?
Il crollo di Bolzano riporta infatti alla ribalta un problema denunciato da tempo. L'Associazione nazionale magistrati ha ricordato di aver consegnato al Governo un dossier con centinaia di immagini che documentano il degrado di numerosi palazzi di giustizia italiani. Una denuncia che oggi assume un peso diverso. Le parole della presidente del Tribunale, Francesca Bortolotti, che ha parlato di "miracolo", e quelle del procuratore generale Corrado Mistri, convinto che una "mano superiore" abbia evitato conseguenze devastanti, fotografano il senso di sollievo ma anche la consapevolezza che non può essere il caso a garantire la sicurezza di chi lavora o entra ogni giorno in un tribunale.
L'emergenza riguarda anche il funzionamento della giustizia. Il Palazzo di giustizia di Bolzano non è soltanto un edificio storico nel cuore della città: è il centro operativo di un intero distretto giudiziario. Il rinvio delle udienze, la ricerca urgente di sedi alternative, l'organizzazione del lavoro da remoto e la necessità di riallestire uffici e aule rappresentano una sfida enorme. Ogni giorno di fermo rischia di tradursi in nuovi ritardi per processi civili e penali, in un sistema che già convive con tempi spesso lunghi.
Colpisce anche il valore simbolico dell'accaduto. Un edificio che rappresenta lo Stato e l'amministrazione della giustizia si è improvvisamente sventrato sotto gli occhi della città. I Vigili del Fuoco intervenuti tra i primi hanno raccontato di aver pensato inizialmente a un attentato, tanto appariva devastante la scena. Solo successivamente è stato possibile escludere questa ipotesi. È un'immagine destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva di Bolzano e non solo.














































































































































































