BOLZANO. Le pecore che pascolano sopra gli alberghi e le pantofole monouso che ogni mattina finiscono nella spazzatura. Due realtà che il Design Friction Lab della Libera Università di Bolzano ha deciso di mettere in relazione, sviluppando pantofole per hotel realizzate al 100% con lana di pecora altoatesina. Il prodotto sarà presentato in anteprima alla fiera Hotel 2026, in programma dal 19 al 22 ottobre alla Fiera di Bolzano.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il laboratorio di unibz, la manifattura di feltro Haunold Alpine Wool Handcraft della famiglia Zacher di San Candido e l’atelier creativo bolzanino Prima, specializzato in ospitalità e ristorazione. «Secondo un rapporto del New York Times, dopo le cannucce di plastica le pantofole monouso degli hotel potrebbero diventare uno dei prossimi obiettivi delle iniziative per la sostenibilità», spiega il professor Nitzan Cohen, fondatore e direttore del Design Friction Lab. «Sono sintetiche, confezionate nella plastica, utilizzate per una sola notte e poi smaltite». Con 9 milioni di arrivi e 38,2 milioni di pernottamenti registrati di recente in Alto Adige, il volume di rifiuti è considerevole.

Il progetto punta anche a ridare valore a una risorsa oggi in gran parte sprecata. Ogni anno in provincia vengono tosate circa 100 tonnellate di lana, ma circa il 90% viene scartato: il prezzo della lana grezza non copre i costi di lavorazione. E una lana senza mercato indebolisce anche la sostenibilità economica dell’allevamento ovino in montagna.

Le pantofole sono realizzate con la lana, non selezionata, di tre razze autoctone: la pecora di montagna, la Villnösser Brillenschaf e la Tiroler Steinschaf. Ogni esemplare è ricavato da un unico pezzo di feltro, senza cuciture né colle. A tenere unita la coppia e a regolarne la larghezza sono perni ottenuti da bottiglie d’acqua riciclate, che richiamano le marche auricolari delle pecore. Il risultato è un prodotto caldo, antibatterico e biodegradabile, che gli ospiti possono portare a casa.

«L’innovazione parte da ciò che l’Alto Adige possiede già: la lana delle sue montagne e un’artigianalità che la lavora da quasi 500 anni», sottolinea Cohen.

Le pantofole sono uno dei risultati del progetto Micst, ricerca applicata finanziata dalla Provincia di Bolzano che studia nuovi impieghi per i sottoprodotti agroindustriali locali: oltre alla lana, siero di latte, fiori di melo e residui di birrifici e distillerie.