Morto durante il rito sciamanico, tutti i partecipanti positivi all'ayahuasca
Alex Marangon per anni ha lavorato come barista a Caldaro è deceduto nella notte tra il 29 ed il 30 giugno in provincia di Treviso
VENEZIA. Avrebbero assunto tutti ayahuasca, la bevanda di erbe amazzoniche con potenti effetti psicotici vietata in Italia, i partecipanti al "rito di purificazione" nell'ex abbazia di Vidor (Treviso) al termine della quale scomparve Alex Marangon, il 25enne di Marcon (Venezia) poi trovato morto sul greto del Piave. Il giovane per anni ha lavorato come barista a Caldaro.
L'elemento - scrivono oggi i quotidiani Gazzettino, Tribuna di Treviso e Corriere del Veneto - emerge dalla perizia tossicologica affidata dalla Procura di Treviso sui capelli di 17 partecipanti al "rito", 16 dei quali positivi al Dmt, il principio attivo, e alle beta-carboline che aumentano gli effetti visionari dell'ayahuasca. Sette dei partecipanti, inoltre, sono risultati positivi anche alla cocaina. Marangon, secondo l'ipotesi al momento prevalente, sarebbe morto a causa di una violenta crisi psicotica dovuta all'assunzione di cocaina e ayahuasca, che lo avrebbe spinto a lanciarsi dalla terrazza dell'abbazia che si affaccia sulla riva del fiume, cadendo da 15 metri di altezza; il corpo sarebbe stato quindi trascinato dalle piogge e ritrovato, il primo luglio, otto chilometri più a valle, a Ciano del Montello.
Sono indagati l'organizzatore, Andrea Zuin, con la compagna Tatiana Marchetto, due "curanderos" colombiani, Jhonni Benavides e Sebastian Castillo, e la moglie del proprietario dell'abbazia, Alexa Da Secco, per l'ipotesi di morte in conseguenza di altro reato e cessione di droghe.