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PESCARA. Ci sono corse che appartengono al palmarès e altre che restano nella memoria. Per Francesco Moser il Trofeo Matteotti appartiene a entrambe le categorie. Il campione trentino, tre volte vincitore della classica pescarese, è tornato a Pescara per la presentazione della 78ª edizione, raccontando un legame che resiste al passare dei decenni. «Il Matteotti è sempre stata una corsa importante. Ai nostri tempi forse era più importante perché era valida per il premondiale».
Tra i ricordi di Moser spicca soprattutto il 1975, quando il Trofeo Matteotti era valido anche come campionato italiano e gli regalò il primo titolo nazionale. «Era una corsa difficile perché il circuito qui, anche se non ci sono salitoni, è molto impegnativo e selettivo», racconta. A complicare ulteriormente la sfida era il caldo: «Si fa sempre con un gran caldo e arrivavano, e arrivano, sempre in pochi qua fino in fondo».
Tre successi hanno costruito un rapporto speciale tra il campione di Palù di Giovo e Pescara. «Sono passati tanti anni, ma questa manifestazione resta nel cuore della gente, dei tifosi, perché il ciclismo è nel cuore della gente», sottolinea Francesco Moser. Un legame che si allarga all’intero Abruzzo, terra che ha regalato al ciclismo campioni come Vito Taccone, Palmiro Masciarelli e, oggi, Giulio Ciccone.
Per Moser, però, l’Abruzzo non è stato soltanto terra di gare. Qui arrivò più volte con il Giro d’Italia e trascorse periodi di preparazione quando correva per la GIS. «Per tre anni venivamo anche in ritiro qua a Giulianova», ricorda. Un capitolo legato anche al patron Vincenzo Scibilia, definito dall’ex campione trentino «un grande appassionato», capace di costruire una formazione con corridori di altissimo livello.


