LEDRO. Siccità, predazioni e aumento dei costi (come del carburante) derivante dalla crisi internazionale sono solo alcune delle difficoltà che hanno coinvolto anche il settore zootecnico di Ledro. La «tempesta perfetta», così definita da l'Adige nei giorni scorsi, è la grande quantità di latte estero a bassissimo costo che, nel mercato della grande distribuzione, sta spodestando il latte trentino, stretto in disciplinari rigidi a garanzia della sua qualità. È strano percepire lo sconforto di Alberto Mazzola, da 17 anni presidente degli Allevatori dell'Alto Garda e Ledro, solitamente poco avvezzo alla negatività ed entusiasta di partecipare con i colleghi all'annuale «Fiera di San Michele» di Pieve.

Alberto, una stagione d'alpeggio da dimenticare? 
«Decisamente. Dopo un paio d'anni di serenità, l'estate appena terminata è stata un disastro da molteplici prospettive. L'incertezza in cui gli allevatori sono costretti ad operare è allarmante. I costi di produzione sono saliti alle stelle, dato il prezzo del carburante per i macchinari e le attrezzature che si utilizzano in fienagione. Insomma, il trattore costa di più e raccogliamo la metà».

La siccità ha fatto scarseggiare il foraggio?
«Sì, in alcune aree mancava persino l'erba in malga. Noi, allevatori impegnati in alpeggio, siamo scesi a valle prima del solito. La stagione è cominciata con la frescura ed è proseguita con un clima torrido ed afoso in luglio ed agosto. Certo, ben venga per i turisti ma le alte temperature in montagna soffocheranno il nostro settore. In Trentino abbiamo raccolto la metà del fieno degli anni passati, si è salvato di fatto soltanto il primo taglio».

Acquistarne in pianura costerà parecchio.
«I prezzi sono altissimi. A Ledro siamo stati anche fortunati, se pensiamo alla Val di Sole dove l'afa ha bruciato tutto ciò che trovava. In Svizzera il Consiglio federale ha chiesto al Parlamento uno stanziamento di ulteriori 70 milioni di franchi a supporto delle aziende agricole colpite dalla siccità e intende intervenire sul mercato del foraggio. In Italia il costo del fieno da acquistare in pianura è aumentato del 35-40%».

Nel 2025 sul territorio provinciale 24 stalle hanno chiuso i battenti. Vi sono rischi, qui?
«In valle non vi saranno chiusure, alcuni allevatori però stanno pensando di ridimensionare le aziende. Non lo nascondo, ci sarà chi valuterà quali animali tenere in stalla. Non ci spaventa lavorare di più, ma illudere i giovani. La zootecnia di Ledro poggia sul ricambio generazionale e sono tantissimi i giovani ledrensi impegnati e impiegati nelle aziende a conduzione familiare. Quando frequentavo la scuola media eravamo solo 5 ragazzi smaniosi di partecipare alla Fiera di San Michele, ora invece sono tantissimi. Rappresentano il nostro orgoglio, la nostra comunità, il nostro futuro. Eppure, il mercato attuale sta togliendo loro le speranze».

Qual è la resa del latte locale?
«L'80-85% va a Latte Trento, che sta soccombendo alla esorbitante quantità di latte giunta sul mercato dall'estero. Si tratta di latte a basso costo, mentre in Trentino seguiamo regole ferree per garantire la qualità del prodotto, specialmente se parliamo di latte fresco. Esse assicurano la qualità, che ha dei costi. I grandi distributori, vedendo il latte estero venduto a 0,70 euro al litro, esigono sconti ma Latte Trento è a 1,3 euro a lunga conservazione Uht e a 1,85 euro se fresco. Le stalle ledrensi conferiscono sì latte fieno per il Trentingrana, ma la resa resta bassa: 7 centesimi in più non cambiano la situazione. Il bilancio economico, in una cooperativa, riguarda tutti».

La Fiera di sabato aiuterà?
«Consentirà di mostrare i nostri prodotti e la cura che abbiamo verso gli animali e il territorio. Ci saranno 18 aziende di allevatori locali. I consumatori dovrebbero credere di più nei prodotti trentini: è l'unico modo per darci una mano».