TRENTO. Liste d'attesa che si allungano, visite specialistiche difficili da prenotare nel servizio pubblico e compensi record per l'attività privata svolta all'interno degli ospedali. È il paradosso denunciato dai consiglieri provinciali del Partito Democratico Francesca Parolari e Paolo Zanella, che chiedono alla Provincia di intervenire per garantire ai cittadini trentini un accesso più rapido ed equo alle prestazioni sanitarie.

Al centro delle critiche ci sono i dati relativi ai compensi dei dirigenti sanitari del 2025, che vedono al primo posto il primario di Dermatologia, con oltre 437mila euro complessivi, dei quali 271mila euro derivanti dall'attività libero-professionale intramoenia, pari al 62% del totale.

Una situazione che, secondo Parolari e Zanella, assume un significato particolarmente preoccupante proprio perché la Dermatologia è una delle specialità nelle quali i cittadini incontrano maggiori difficoltà a ottenere una visita attraverso il canale pubblico.

«Com'è possibile spiegare a un cittadino che per una visita dermatologica pubblica non c'è disponibilità, ma che pagando può accedere alla medesima prestazione, nelle medesime strutture pubbliche, dallo stesso specialista in tempi rapidi?», domandano i due consiglieri.

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Il PD trentino precisa di non voler mettere in discussione le professionalità dei medici né il diritto a esercitare la libera professione, ma denuncia quella che definisce una distorsione strutturale del sistema sanitario. Secondo i dati richiamati dai consiglieri, negli ultimi cinque anni i compensi derivanti dall'intramoenia di alcuni dirigenti sarebbero aumentati fino al 110%, mentre sarebbero cresciute anche le ore autorizzate e le tariffe delle prestazioni a pagamento.

A preoccupare è soprattutto il divario tra le possibilità offerte a chi può sostenere direttamente il costo di una visita e quelle riservate a chi deve affidarsi esclusivamente al servizio sanitario pubblico. Parolari e Zanella sottolineano inoltre che soltanto il 43,3% delle prescrizioni mediche si trasformerebbe in una visita effettivamente effettuata nel sistema pubblico.

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«Il servizio sanitario pubblico ha il dovere costituzionale e statutario di garantire prestazioni tempestive ed eque per tutti», affermano i consiglieri, contestando il rischio che le strutture pubbliche finiscano per favorire un canale a pagamento a discapito dell'attività istituzionale.

Da qui la richiesta alla Giunta provinciale di Trento e ai vertici sanitari di adottare misure immediate. Il Partito Democratico sollecita un monitoraggio rigoroso del rapporto tra le ore dedicate all'attività ordinaria e quelle destinate alla libera professione, un piano straordinario per ridurre le liste d'attesa e l'introduzione di limiti effettivi all'intramoenia.

«La salute deve tornare a essere un diritto garantito a tutti, non una prestazione riservata a chi può pagare», concludono Francesca Parolari e Paolo Zanella.