TRENTO. «Restano criticità e interrogativi sulla sicurezza, sulle caratteristiche nutrizionali e sulla sostenibilità». È la posizione espressa da Coldiretti Trentino Alto Adige dopo la pubblicazione di uno studio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Campus di Piacenza, dedicato ai nuovi alimenti ottenuti attraverso tecnologie come le colture cellulari e la fermentazione di precisione.

L’organizzazione agricola torna così ad accendere i riflettori sul tema dei cibi prodotti in laboratorio, una tecnologia che negli ultimi anni ha attirato investimenti e suscitato un acceso dibattito sul futuro dell’alimentazione. Secondo Coldiretti, la ricerca confermerebbe la necessità di ulteriori approfondimenti scientifici prima di considerare queste produzioni come una soluzione già definita sul piano della sicurezza e della sostenibilità.

Lo studio, al quale hanno contribuito più di dieci scienziati, prende in esame diverse questioni legate ai prodotti ottenuti attraverso nuove tecniche produttive. Per Coldiretti, rimangono aperti interrogativi che riguardano sia gli aspetti nutrizionali sia quelli ambientali e sanitari, e che richiederebbero valutazioni indipendenti.

A intervenire è il presidente regionale di Coldiretti, Gianluca Barbacovi, che rivendica il ruolo dell’organizzazione nella mobilitazione contro la diffusione dei cibi prodotti da colture cellulari.

«Abbiamo denunciato fin dall'inizio il rischio che dietro la promessa di un'alimentazione più conveniente e sostenibile si nascondessero soprattutto gli interessi finanziari di pochi grandi gruppi», sostiene Barbacovi, secondo il quale il tema riguarda anche il futuro della zootecnia e delle filiere agroalimentari tradizionali.

Coldiretti ricorda inoltre la raccolta di firme promossa negli anni scorsi contro la carne coltivata e gli altri alimenti prodotti attraverso colture cellulari. Secondo l’organizzazione, la mobilitazione avrebbe raccolto complessivamente oltre due milioni di firme e contribuito al percorso che ha portato nel 2023 all’approvazione della legge italiana che vieta la produzione e la commercializzazione di alimenti e mangimi ottenuti da colture cellulari.

La battaglia, aggiunge Coldiretti, è proseguita anche a livello europeo. Tra gli appuntamenti ricordati dall’organizzazione c’è la manifestazione del 19 marzo 2025 davanti alla sede dell’Efsa di Parma, alla quale, secondo Coldiretti, parteciparono circa 30 mila agricoltori. Al centro della protesta c'erano la richiesta di maggiore trasparenza e controlli e l'appello a svolgere studi clinici e preclinici prima di eventuali autorizzazioni.

Il dibattito non riguarda soltanto la carne coltivata. Nel mirino ci sono anche latte e proteine ottenuti attraverso la fermentazione di precisione, tecnologia che consente di produrre determinate sostanze attraverso microrganismi appositamente programmati.

Per Coldiretti, si tratta di un settore che deve essere valutato senza dare per scontati i benefici annunciati dalle aziende. L’organizzazione contesta in particolare l’idea che i nuovi sistemi produttivi siano automaticamente più economici, sostenibili e sicuri rispetto alle filiere agricole tradizionali.

Nel comunicato viene poi collegato il tema dei cibi prodotti in laboratorio a quello degli alimenti ultraformulati, sui quali Coldiretti richiama l’attenzione per la loro crescente presenza nell’alimentazione quotidiana e nelle mense. L’organizzazione sottolinea la necessità di promuovere una maggiore consapevolezza alimentare, soprattutto tra i più giovani.

Su questo fronte viene ricordata anche l’esperienza di Campagna Amica per la Salute, progetto che punta a mettere in relazione medici, agricoltori e cittadini e che ha portato i mercati contadini anche all’interno degli ospedali, con l’obiettivo di promuovere un’alimentazione considerata più equilibrata.

Per Barbacovi, la questione va oltre la singola tecnologia. «Difendere la salute dei cittadini significa difendere il reddito degli agricoltori, la biodiversità, la Dieta Mediterranea e un modello alimentare fondato sul cibo naturale, sulla qualità e sulla trasparenza», afferma il presidente regionale.

Coldiretti annuncia quindi che continuerà a portare il tema all’attenzione delle istituzioni italiane ed europee, chiedendo che eventuali decisioni sul futuro dei nuovi alimenti siano accompagnate da verifiche scientifiche e da adeguate garanzie per consumatori e filiere agricole.