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TRENTO. Il Partito Democratico del Trentino torna a fare pressione sulla Giunta provinciale in materia di caccia con richiami vivi. La consigliera Michela Calzà ha depositato un'interrogazione chiedendo conto delle modifiche alla legge provinciale sulla caccia introdotte con la manovra di bilancio approvata a dicembre 2025.
Al centro della questione c'è una nuova norma che disciplina la provenienza dei richiami acquistati, accompagnata da sanzioni tra i 30 e i 180 euro per chi utilizza richiami vivi privi di certificazione. Calzà solleva dubbi sulla coerenza di queste disposizioni con le direttive europee sulla conservazione degli uccelli selvatici, che impongono «condizioni rigidamente controllate» per la detenzione di tali esemplari.
Uno dei nodi principali riguarda l'identificazione degli uccelli: le norme europee prevedono l'obbligo di anelli inamovibili applicati da pulcino, con codici tracciabili fino all'allevamento di origine. La dem chiede se esista una banca dati provinciale aggiornata dei richiami vivi e se la Giunta intenda adeguare le regole attuative, eventualmente sentendo anche gli istituti nazionali competenti.
L'interrogazione tocca poi il tema del bracconaggio: negli anni passati il Corpo Forestale aveva condotto operazioni contro il prelievo illegale di pulli dai nidi di tordo bottaccio, cesena e merlo. Un comunicato della stessa Provincia del 2019 ricordava come un singolo esemplare maschio di tordo potesse valere fino a 700-800 euro, il che rende le multe oggi previste di dubbia efficacia dissuasiva. Calzà chiede l'elenco delle operazioni antibracconaggio degli ultimi anni e chiarimenti sul rafforzamento della sorveglianza nelle aree e nei periodi a maggior rischio.


