ROMA - Il 2025 segna la ripresa degli investimenti privati: 69.510 alberi piantati, il 70% in più rispetto al 2024, con la superficie che passa da 42,7 a 174 ettari. I volumi però sono lontani da quelli del triennio 2021-2023, segno che le imprese tornano a investire nella forestazione, ma non ancora ai ritmi del passato. Le Regioni che hanno beneficiato maggiormente dei contributi privati sono: Lombardia, Umbria e Veneto. "L'Atlante racconta una crescita importante per la forestazione in Italia, ma i numeri da soli non bastano di fronte a un'emergenza climatica che corre più veloce delle nostre risposte - ha dichiarato Sandro Scollato, amministratore delegato di AzzeroCO2 -. Lo dimostra l'estate appena trascorsa, la più calda mai registrata in Italia dal 1950. Di fronte a questa accelerazione, il Paese presenta ancora un quadro istituzionale di adattamento climatico incompleto ed emergenziale, e il conto del ritardo lo pagano i territori e chi li abita. I Comuni si trovano a dover gestire, per primi, condizioni climatiche estreme, spesso senza risorse adeguate, ricorrendo a misure last minute che, per quanto necessarie, ora non bastano più". "La forestazione non può vivere di soli fondi straordinari come il PNRR, ormai alle battute finali. La normativa italiana è ancora spuntata e inefficace rispetto agli obiettivi chiari da raggiungere entro il 2030 secondo la Nature Restoration Law europea. Serve quindi una svolta immediata. Al Governo chiediamo di garantire risorse certe nel Piano Nazionale di Ripristino, trasformando la cura degli alberi e delle foreste da intervento emergenziale a politica strutturale", spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.