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Lo scivolone di Ugo Rossi

Il gruppo WhatsApp indispone

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Una pioggia di critiche: non solo, esplicite e durissime, da parte degli avversari politici ma - quel che è peggio - sotto forma di imbarazzati e contrariati silenzi da parte dei rappresentanti della coalizione. Già per Ugo Rossi questo non è di per sé un buon momento (vedi l’Adige degli ultimi due giorni) ed a complicare tutto basta poco: anche la creazione di un gruppo WhatsApp come accaduto nella mattinata di sabato, quando il governatore ha voluto «coinvolgere» circa trecento figure legate all’amministrazione pubblica, al mondo universitario, del sociale e dell’economia trentina.

«Chissà se erano stati coinvolti anche esponenti del Pd», scherzano i maligni, mentre il consigliere provinciale di Agire Claudio Cia attacca serissimo: «Inquieta che un presidente di una Provincia autonoma ritenga che determinate persone (alcune delle quali con incarichi di prestigio, figure che non dovrebbero subire ingerenze di livello politico) siano a sua totale disposizione, magari per mostrare il suo esercito alla maggioranza di governo, per poi spaventare il Pd dal momento che solo Ugo Rossi vuole Rossi Ugo presidente. In poche parole Rossi, forse, ha voluto mostrare una sua possibile lista civica, chi lo seguirebbe fino alla fine. Una presunzione che ha umiliato e screditato molti professionisti in posizioni apicali di servizi della pubblica amministrazione e di società partecipate della Provincia».

«Una mossa, comunque, abbastanza goffa e comica - hya proseguito Cia - con la quale Rossi ha voluto chiamare a raccolta i suoi fedelissimi, o chi riteneva tali dal momento che molti di questi si sono defilati con evidente imbarazzo quando non vero e proprio fastidio. È proprio nei confonti di chi ha subito fatto notare quanto l’iniziativa del presidente fosse fuori luogo che deve andare il plauso di tutti noi, dal momento che la serietà di queste persone ha permesso di far giungere alla luce queste singolari manovre».

Anche il Movimento 5 Stelle ha contestato l’iniziativa «estemporanea» del presidente Rossi, con il consigliere provinciale Filippo Degasperi che ha spiegato come «in realtà tutto questo» faccia «più che altro sorridere» e sia «segno di un politico in difficoltà, che non ha carte migliori da giocarsi. Tutto questo ricorda a dire il vero la corte del Re Sole, dove tutti dovevano parlare delle meraviglie del re, tra musiche e danze. Ecco, il maldestro tentativo del presidente Rossi di farsi la sua lista di social-amici suona, a qualche secolo di distanza, allo stesso modo. Una lista di persone che più o meno consapevolmente avrebbero dovuto fungere da ricettori delle “informazioni di interesse sulla pubblica amministrazione” selezionate dal Presidente.

Certo, nel Trentino di Rossi, che ha inanellato una serie imbarazzante di brutte figure, la lista del presidente può tranquillamente rubricarsi come un’ingenuità. Forse ritiene inadeguato o insufficiente l’operato (anche social) del proprio nutrito Ufficio stampa. Oppure immaginava che i prescelti avrebbero potuto fungere da autorevoli megafoni delle sue iniziative. Di certo mettere in mezzo dirigenti pubblici, professori e amministratori la dice lunga sul livello di vischiosità che permea ormai il Trentino del centrosinistra autonomista.

Tra le caratteristiche dei dirigenti pubblici dovrebbe sopravvivere, anche in Trentino, la terzietà rispetto alla politica; gli accademici dovrebbero salvaguardare la propria libertà di analisi e giudizio e gli amministratori pensare ad assolvere al meglio il mandato che i soci hanno assegnato loro. Per chi ritiene ancora validi questi assunti, trovarsi arruolati dal proprio datore di lavoro, da chi più banalmente garantisce il pagamento dello stipendio o dal socio di riferimento deve essere stato molto fastidioso».

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