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Bottamedi indipendentista
«Liberiamoci da Roma»

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Manuela Bottamedi è tornata mora. Ha rinunciato, infatti, ai capelli ossigenati, che aveva sfoggiato, per buona parte del periodo - breve - trascorso sui banchi del Partito autonomista.

E anche nell'aspetto ha voluto dare un taglio con quella esperienza che - dice - l'ha delusa: l'ennesima delusione per l'irrequieta consigliera provinciale, che nel 2013 era stata la più votata del Movimento 5 Stelle.
Consigliera Bottamedi, dopo aver lasciato i grillini e il Patt ora si accinge ad approdare nella Lega o in Forza Italia?
No, guardi, la scelta del gruppo regionale è stata tecnica non politica, e infatti Lega e Forza Italia sono assieme, mentre in consiglio provinciale no. Così Fasanelli è assieme a Giovanazzi. Nel gruppo misto c'è Urzì che sta a Bolzano, c'erano problemi logistici per me.
Però con Bezzi e Fugatti ha trovato anche una certa affinità politica, ora che è tornata all'opposizione, non può negarlo.
Certo, su alcuni temi condividiamo delle posizioni. Ma in questo momento mi sento slegata completamente da logiche di partito. Intendo restare nel gruppo misto in consiglio provinciale. Non entrerò né nella Lega né in Forza Italia.
Eppure Bezzi parla spesso di un progetto di partito autonomista di centrodestra, che la vedrebbe coinvolta. Ci state lavorando?
Lui lo dice da sempre, perché è un autonomista di centrodestra, ma io voglio fare la voce libera, quella degli autonomisti veri, che non si riconoscono nel Patt e che vogliono creare le basi per la liberazione trentino tirolese.
Liberazione da cosa? Un Los von Rom oggi non le sembra irrealistico?
No. Io penso a un progetto politico parallelo a quello dei Freiheitlichen in Sudtirolo, che ci consenta di creare le basi per una indipendenza euroregionale, ovvero dell'Euregio, attraverso un referendum per l'autodeterminazione, che certo deve essere preparato e ha bisogno di tempo, non si fa domani, per arrivare a una forma di autogoverno e liberazione dall'Italia.
Scusi, ma siamo seri, pensa davvero che questo sia il desiderio della maggioranza dei trentini? Forse degli Schützen e di pochi altri. Non siamo l'Alto Adige.
È vero che noi non abbiamo la componente etnica e usciamo da cento anni di italianizzazione più o meno forzata e probabilmente la maggior parte dei trentini non sente questo bisogno. Però c'è una forte e pressante critica nei confronti di Roma e delle logiche romane e di come sono gli italiani, c'è un malcontento che prende forme diverse, come i 5 Stelle. Infatti, io mi sento coerente, anche se mi accusano di essere passata dai 5 Stelle al Patt e ora al misto. Il mio filo conduttore è il rifiuto, la repulsione nei confronti delle logiche romane. Per questo rivendico una coerenza. Penso ci sia bisogno di un contenitore politico che dia forma a questo bisogno. Al congresso del Patt il 25% che ha sostenuto Corona: è molto indicativo. So che molti non rinnoveranno la tessera.
Si spiegano così anche le sue recenti prese di posizione sui migranti e la sicurezza, sul modello della destra sudtirolese? Davvero pensa che dire «fancazzisti di colore» non sia razzista?
Abbiamo posizioni simili. Ma ripeto: io non sono razzista. Quella frase l'ho scritta sui social come dato di cronaca perché ero seduta al LiberCaffè e vedevo nel parco solo persone di colore sulle panchine. Tanti intorno a me ne parlavano. Ho sollevato un problema che c'è. È meglio fare finta che non esiste?


 

Il commento
MANUELA, DA GRILLO AL PATT E OLTRE

La smania del segretario del Patt, Franco Panizza, di allargare il partito - aprendo a chiunque - e soprattutto di raggiungere il Pd per numero di consiglieri provinciali, gli aveva fatto sottovalutare le caratteristiche del «personaggio» Manuela Bottamedi. Benché fosse stata eletta tra le fila dell'opposizione, con la lista di quel movimento anti-sistema che sono i 5 Stelle, il senatore autonomista aveva deciso di «imbarcarla», pentendosene poi amaramente solo un anno e mezzo dopo, al termine di scontri pubblici con Rossi, voti in dissenso, emendamenti firmati con l'opposizione e viaggi «non autorizzati» alle Canarie con Giacomo Bezzi, l'ex segretario del Patt oggi in Forza Italia, per altro accompagnata da Walter Kaswalder e Luca Giuliani, che nel Patt sono rimasti.

Manuela Bottamedi, 46 anni, di Pergolese di Lasino, insegnante dell'Istituto tecnico Floriani di Riva, è sposata e ha due figli adolescenti. Ha respirato in casa la passione per la politica (il padre si era candidato a sindaco di Andalo) ed è stata consigliera comunale a Lasino, eletta con una lista civica.

Tra il 2010 e il 2011 aveva frequentato anche le iniziative dell'Upt in valle, ma poi non si è candidata con i dellaiani. Ha preferito diventare la presidente dell'Associazione Trentino 5 Stelle e da lì ha conquistato il posto di capolista per le Provinciali: le sono bastati 56 voti per sbaragliare tutti alle primarie interne.

Ma il Movimento le è diventato subito stretto.

I grillini velenosi dicono che se n'è andata soprattutto per non lasciare una bella fetta dell'indennità al movimento.

E quando è passata al Patt, per costruire la «Volkspartei del Trentino» il deputato Riccardo Fraccaro, ci è andato giù duro canzonandola con due video musicali dal titolo «Bottamorfosi» e «Bottagabbana».

Lei non sembra avere paura di perdere la faccia e la credibilità. Tira dritto. Dotata com'è di una buona dose di autostima e smania di protagonismo, anche se per i trentini sono un peccato mortale, soprattutto se sei donna.

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