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Fondazione Dolomiti Unesco, si studia il traffico sui monti

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Partirà quest'estate, sui principali passi dolomitici, l'analisi dei flussi di traffico a motore e degli effetti sull'ambiente, come l'inquinamento acustico e atmosferico. Eventuali misure potranno quindi essere poi adottate sulla base dei dati, annunciati per il 2015, anno in cui la Fondazione Dolomiti Unesco presenterà una strategia di gestione compatibile con il turismo. Per il 2016 è poi attesa la strategia di gestione complessiva, che verrà analizzata dal valutatore della Iucn, l'Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali.

La «scaletta» è stata illustrata ieri a Trento da  Marcella Morandini , segretario della Fondazione, al convegno moderatore da  Bruno Zanon  «Attraverso le Dolomiti, strategie di accesso ad un sito Unesco» svoltosi al Dipartimento di economia dell'università anche per confrontare esperienze (Parco Adamello Brenta,  Roberto Zoanetti ), proposte di fruizione (Parco Paneveggio Pale,  Vittorio Ducoli ), strategie di mobilità nelle aree protette ( Claudio Ferrari ).

Non c'è dubbio sul fatto che le Dolomiti siano uno dei «cuori turistici» delle Alpi, a loro volta una delle principali mete al mondo, dove l'80% dei turisti usa l'auto per spostarsi, contro il 9% del treno (dati 2008). «Nel 2030 - ha detto  Giulia Gaggia , della Convenzione delle Alpi - per effetto dell'incremento della popolazione e del trend turistico si stima un aumento del 30% del traffico». Ne consegue la necessità di trasporto pubblico e mobilità dolce nelle Dolomiti, dove l'eccezionalità paesaggistica e geologica sono i fondamenti del riconoscimento Unesco. Un primo passo è in arrivo, un'unica piattaforma informativa on-line sull'offerta di trasporto pubblico per le Dolomiti Unesco, mentre sull'accesso dei visitatori alle Dolomiti Unesco sono stati illustrati gli esiti del progetto «AcceDo, proposte per una gestione sostenibile», di  Francesco Orsi , dell'Università di Trento. L'indagine è stata condotta fra luglio e agosto 2012 al Passo Costalunga, al rifugio Ciampedie e al rifugio Paolina, sul Catinaccio, attraverso 223 questionari. Dall'analisi emerge che «gli impianti di risalita godono di un ampio favore da parte di tutti i visitatori» e che questi sono «più disposti a pagare per l'accesso automobilistico piuttosto che per l'uso del mezzo pubblico», oltre al fatto che «l'affollamento sui sentieri è questione particolarmente sentita». Emerge anche una distinzione marcata fra due tipi di visitatori, «tradizionale» (molto sensibile al costo di bus e impianti, disdegna l'affollamento sui sentieri) e «moderno» (sensibile allo stesso modo al costo associato al mezzo privato e pubblico).

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Le proposte di Orsi sono volte a tutelare sia l'ambiente naturale, sia l'esperienza ricreativa partendo dalla definizione del «quando è troppo». Anzitutto vanno definiti obiettivi gestionali, indicatori e standard di qualità. La limitazione dell'uso dell'auto deve andare di pari passo con gli incentivi per la mobilità alternativa (pedaggi e chiusure al traffico vanno tarati adeguatamente) e l'uso dei bus può essere incentivato agendo sulle tariffe, la frequenza e la rotta. Uso estivo degli impianti di risalita «con cautela», avverte Orsi, a motivo delle capacità di trasporto in quota, mentre nel caso di pressioni antropiche in aree dense di rifugi invita a considerare gli arretramenti dei punti in cui ci si mette in cammino. Una soluzione possibile agli affollamenti è quella di aumentare e diversificare le opportunità ricreative, valorizzando luoghi di limitata portata ecologica. Altre valutazioni toccano il numero chiuso e l'arretramento progressivo degli accessi, gli uffici turistici come regolatori di flussi, il miglioramento del collegamento fra i paesi, ecc.

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