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Lezioni solo al mattino,

scelta contro le famiglie

Lettera al Direttore

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Lettera al Direttore. 

Lezioni solo al mattino, scelta contro le famiglie


Ho appreso con orrore che il prossimo anno scolastico sarà organizzato in modo che le ore di lezione saranno “spalmate” dal lunedì al sabato, con scuola in presenza solo di mattina, per seguire le indicazioni di prevenzione della diffusione di possibili contagi.
Mi domando se i politici seduti in giunta provinciale e comunale abbiano riflettuto sulle sicure ripercussioni che questa decisione avrà sulle famiglie trentine: non credo che la mia sia l’unica famiglia dove entrambi i genitori lavorano, anzi, al giorno d’oggi famiglie come la mia sono più numerose di quelle che hanno almeno uno dei due genitori che può godersi il lavoro domestico o il telelavoro, senza contare che questa nuova situazione potrebbe portare alla perdita del posto di lavoro di almeno uno dei due genitori.
La ministra dell’istruzione Azzolina aveva fatto proposte diverse pensando all’inizio dell’anno scolastico 2020-2021 e non vorrei che la diversa appartenenza politica della ministra rispetto all’attuale giunta provinciale abbia spinto verso decisioni non opportunamente ponderate e, anzi, deleterie per il diritto allo studio e il diritto al lavoro.
Vi ho scritto perché vorrei che arrivasse all’opinione pubblica e ai nostri politici il fatto che una decisione presa dall’alto non sempre è un bene, se non si tiene conto dei bisogni di chi sta in basso.

Luciana Rigotti


 

Forse è presto per preoccuparsi

Francamente, è presto - visto che parliamo di scuola - per bocciare o rimandare chi sta cercando di ragionare sull’anno scolastico che verrà. Al momento, semplifico, si discute di come fare in modo che ci siano meno studenti in classe e a scuola. Ma, anche se ovviamente ogni ragionamento non può che partire dalla salute, penso che ci sia modo di pensare anche ai temi che lei pone. Tempo pieno, rientri pomeridiani e via dicendo. Non mi tiro infine indietro quando si tratta di criticare questa giunta e sono pronto a criticare, quando sarà ben definita, la “riforma” (non della scuola, ma della gestione degli spazi), ma escludo che si prendano decisioni come queste per fare un dispetto alla ministra Azzolina. Fra l’altro non scordi mai che i politici conoscono bene il tema del consenso e dubito che, con una mossa sola, decidano di deludere gran parte delle famiglie trentine.
Ora serve più scuola:
non tagliate le ore
Gentile Direttore, come i medici rimangono per sempre medici anche quando vanno in pensione, così anche noi, gente di scuola, rimaniamo per sempre non solo esperti di discipline e di didattica, ma anche sensibili ed attenti al mondo dei giovani, degli adolescenti, dei bambini.
In questo tempo di pandemia, molte volte leggendo i quotidiani mi sono chiesta: ma chi si cura, chi si interessa di tutti quei bimbi, quei ragazzi che vivono in famiglie disagiate, non solo economicamente? La scuola è un luogo prezioso, che ha la “mission” non solo dell’apprendimento degli alunni e del loro accrescimento culturale, ma anche e soprattutto della relazione tra loro e con loro, è un luogo di cura («I care» diceva don Milani), di socializzazione e di apprendimento della pratica democratica nei rapporti umani: un’officina di democrazia, di custodia e di “messa in sicurezza”. L’aspetto relazionale e la cura degli studenti caratterizzano la vita nelle scuole, in tutti gli ordini di scuola, e gli studenti con problemi di varia natura, sono seguiti dagli occhi attenti dei docenti e di tutti coloro che lavorano in esse. Ma ora che le scuole sono chiuse chi segue questi ragazzi che i docenti sanno essere a rischio? Quanti bimbi e ragazzi sanno che esiste il Telefono azzurro? E poi, quando i problemi sono gravi, questi ragazzi spesso non hanno nemmeno la forza di reagire. Sono sicura, avendo lavorato come dirigente scolastica per molti anni nelle scuole del Trentino, che molti docenti si saranno interessati in questo periodo di emergenza sanitaria, ai loro alunni con difficoltà, ma anche se sono azioni di grande importanza, sono estemporanee, non sono azioni predisposte in modo ufficiale, sostenute da direttive provinciali, sono state lasciate alla buona volontà dei singoli e questo è di grande valore ma non è sufficiente.
Mi piace riportare l’esempio della Renania dove ogni scuola in questi periodi di chiusura si è impegnata a telefonare ad ogni studente ogni settimana e sulla home page del sito della scuola c’è una sezione specifica rivolta agli alunni. Anche noi avremo potuto fare questo, da subito. Questo non è il tempo di “poca scuola”, come sembra rientri nelle decisioni dei nostri politici che vogliono diminuire per la scuola primaria le ore obbligatorie di scuola e proseguire con le lezioni on-line per molte ore ancora. No, questo è un tempo che ha bisogno di “più scuola”, per rispondere ai bisogni di socializzazione degli studenti e per rispondere ai bisogni delle famiglie. Fare tagli alla scuola, diminuire le risorse umane in un momento come questo, o anche mantenerle uguali agli altri anni come se la pandemia non ci fosse stata, è mistificare la realtà, non saperne leggere i bisogni, non rispondere a ciò che la società chiede.

lettere@ladige.it

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