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Assegno di accompagnamento:

15mila richieste all'anno 

solo una su 3 viene accolta

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Paziente in ospedale

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Sono 15 mila all’anno le richieste di indennità di accompagnamento vagliate ogni anno dalla medicina legale dell’Azienda sanitaria. Ne viene accolta in media 1 su 3. Ma non c’è discrezionalità nella valutazione. Ci sono criteri prefissati entro i quali i medici si devono muovere.

Per Fabio Cembrani, da vent’anni a capo dell’unità operativa di Medicina legale, la lettera della signora Cinzia Birolini che dopo la morte del marito ha messo nero su bianco la sua rabbia per le richieste di assegno di accompagnamento negato per due volte, è un pugno allo stomaco. Lo è da una parte perché gli dispiace quando le motivazioni dei rifiuti non vengono comprese, dall’altra perchè lui è una persona che ha speso gran parte della sua vita lavorativa per garantire i diritti ai più deboli.

«Pur senza voler radicalizzare il cattivo burocratese che ci viene addebitato e rispettando umanamente il dolore espresso dalla signora Cinzia nella sua lettera, devo spiegare pubblicamente quali sono le regole giuridiche vigenti per il riconoscimento dell’invalidità civile in persone affetto da malattie di natura oncologica. Perché se non si conoscono queste regole è fin troppo facile screditare le istituzioni ed i professionisti che le rappresentano», spiega il dottor Cembrani.

«Parto da una premessa di carattere generale precisando che tre sono le prestazioni economiche previste a favore degli invalidi civili: l’assegno di invalidità per le persone con una invalidità parziale (dal 74 al 99%); la pensione di inabilità per l’invalidità totale (100%); l’indennità di accompagnamento per le persone invalide totali, incapaci di deambulare in maniera autonoma e/o che richiedono un’assistenza personale continuativa non essendo in grado di espletare autonomamente gli atti della vita quotidiana», puntualizza.

Più in particolare, per i malati affetti da una malattia neoplastica la giunta provinciale di Trento, con una delibera del 2009, ha previsto una procedura semplificata che si attiva nel momento in cui il Servizio dell’assistenza domiciliare integrata - Cure palliative (ADI-CP) rileva una certa e predefinita soglia del bisogno di assistenza comprovata da un indice numerico che deve essere pari o inferiore a 40 secondo l’indice di Karnofsky. Nessuna discrezionalità, come spiega l’esperto, ma in questi casi la decisione viene presa dai medici legali in pochissimo tempo e senza vedere il paziente, sono sufficienti le carte. «Nella situazione di specie bisogna dire che il marito della signora Cinzia è stato riconosciuto dapprima invalida nella misura del 75% e poi, a seguito dell’aggravamento della sua situazione clinica, del 100% con diritto, quindi, a ricevere prestazioni di natura economica; alle quali bisogna aggiungere il contestuale riconoscimento dello stato di handicap in situazione di gravità che ha dato diritto alla moglie di assisterlo utilizzando i congedi lavorativi retribuiti previsti dalla Legge-quadro in materia di handicap.

Il Servizio ADI-CP ha poi provveduto ad attivare l’aggravamento della situazione il 19 settembre 2019 e da qui la decisione, da noi assunta il 23 settembre successivo, che ha riconosciuto il diritto della persona di ottenere l’indennità di accompagnamento, a decorrere però dalla data di attivazione semplificata della procedura come previsto dalla dalla deliberazione della Giunta».

Quello che sottolinea Cembrani è che tutto viene fatto seguendo la normativa. «Non si tratta di burocrazia perché chi fa il nostro (difficile) lavoro, con impegno e lealtà, è tenuto ad osservare scrupolosamente le regole che ci sono e che fissano i livelli di equità per l’accesso alle prestazioni economiche che possono essere rivisti se il Legislatore lo vorrà». A lui, infatti, eventualmente spetterebbe il compito di abbassare l’”asticella” e nel caso stanziare maggiori fondi. «Pur restando personalmente convinto che le persone malate e le loro famiglie esprimono un forte ed emergente bisogno di servizi a loro dedicati e che un sistema di welfare maturo, a tenuta e più moderno dovrebbe puntare sul loro potenziamento», conclude Cembrani.

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