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Scialpinisti in pista, convivenza pericolosa

Rischio con i «gattisti» al lavoro

In Paganella si fa, «ma serve una legge»

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Troppi scialpinisti nei dintorni per poter battere le piste in sicurezza e così i gattisti della ski area del Passo San Pellegrino hanno deciso di fare rientro interrompendo il loro lavoro. È successo nei giorni scorsi lungo la pista Volata. «Il divieto di sciare in pista è segnalato con molti cartelli eppure c’è sempre chi mette a rischio la propria incolumità avventurandosi anche a pochi metri dai gatti in azione, probabilmente senza rendersi conto del pericolo» ha commentato il direttore della ski area, Renzo Minella, intervistato dal sito «montagna.tv».

Non è un problema nuovo, anzi. Un problema che si ripete ad ogni stagione invernale, specie all’inizio quando la neve artificiale è spesso l’unica disponibile, anche per gli sciatori-alpinisti agonisti affamati di spazi per allenarsi. Un problema di sicurezza, quando la discesa avviene mentre gli addetti alla battitura sono al lavoro; un problema di responsabilità per i gestori delle piste.

Una legge in materia c’è e dice che le piste sono vietate a chi non usa gli impianti. Ma non c’è un regolamento e i divieti risultano difficili da far rispettare. «Io in questo momento sono a Campiglio e sono più quelli che salgono che quelli che scendono, non si può bloccare un movimento del genere» commenta Franco Nicolini, coordinatore tecnico per lo scialpinismo della Federazione sport invernali trentina.

E allora che fare? Nicolini invita impiantisti e politici a mettersi nell’ottica del dialogo: «Detto che le regole e i divieti vanno rispettati la soluzione sarebbe di dare degli orari per la risalita, delle regole e magari anche dei tracciati battuti per queste persone, che come gli altri portano turismo e soldi».

Una via d’uscita praticabile si sta dimostrando quella adottata in Paganella da qualche anno grazie ad un accordo con i responsabili degli impianti: «Tutti i giorni - spiega Nicolini - gli scialpinisti possono andare sulle piste fino alle 9 del mattino e per tre o quattro giorni alla settimana su alcuni tracciati anche dopo la chiusura fino alle 21. Un sistema che sta funzionando. Anzi, sono molto contenti perché hanno fatto anche lavorare di più il ristorante Dosso Larici». Se poi il problema è, come evidentemente è, anche economico, visto che lo scialpinista non paga e sfrutta neve prodotta e lavorata a caro prezzo, ci sta anche la possibilità di far pagare un biglietto di ingresso in pista: «Non è un problema, discutiamone. Ma per decidere - insiste Nicolini - dobbiamo metterci attorno a un tavolo. Cosa che però finora non siamo riusciti a fare».

Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’associazione nazionale esercenti funiviari, ricorda come in realtà una soluzione fosse vicina quando nella scorsa legislatura era pronto un disegno di legge concordato tra le parti. Ma ora col nuovo governo siamo daccapo. Il vero nodo secondo Ghezzi è però quello della responsabilità e della necessità, se l’impiantista concede la deroga per scendere fuori orario, di garantire anche un servizio di soccorso. «La legge - sostiene la presidente - deve togliere all’impiantista questa responsabilità e allora si potrebbe ragionare su fasce orarie o quant’altro. Oggi però c’è un divieto e questo va rispettato».

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