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Al posto della neve

forte vento e gelo

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Di neve, quella vera, nemmeno l'ombra. A segnare questi ultimi giorni di festività, sono stati il freddo ed il forte vento.

Un elemento, quest'ultimo, che non soltanto ha mantenuto lontane quelle perturbazioni che, solo qualche giorno fa, lungo la vicina cresta di confine, ha portato la neve in Alto Adige. Ma ha pure complicato il lavoro di chi sta cercando di salvare la stagione dello sci con l'innevamento programmato: il forte vento in quota, oltre a comportare la chiusura di impianti durante il giorno, nelle ore notturne rende molto complicata la produzione di neve tramite i cannoni.

Nella giornata di ieri, al pari di quanto avvenuto da mercoledì sera in avanti, le raffiche hanno soffiato in tutta la provincia provenienti da nord. Un föhn che ha imperversato non solo in quota ma anche nelle valli. Anche nella giornata di ieri non sono mancati i problemi causati proprio dal vento: in città ed in numerosi altri centri della provincia i vigili del fuoco permanenti e volontari sono stati chiamati ad intervenire a seguito della caduta di rami. Fortunatamente non si segnalano episodi di rilevante gravità né danni a persone o a vetture in transito o in sosta.

A Levico il vento ha costretto i vigili del fuoco volontari del corpo del centro termale ad intervenire non solo per sistemare rami caduti o pericolanti ma anche, in centro, per mettere in sicurezza delle coperture metalliche in lamiera che le correnti stavano rischiando di far cadere sulla via dal tetto di uno stabile, con potenziali gravi rischi non solo per l'edificio stesso ma anche soprattutto per i passanti. L'intervento dei sempre puntuali vigili del fuoco ha però evitato ogni possibile conseguenza.

Il vento ha poi rappresentato in questi giorni, purtroppo, un diabolico alleato del fuoco facendo sviluppare e facendo soprattutto espandere in breve tempo incendi boschivi. Anche ieri - oltre al grave caso della valle di Ledro, vedi pagina 29 - i vigili del fuoco sono stati chiamati a numerosi interventi, dai sobborghi del capoluogo alla Valsugana. Fortunatamente tutti episodi di scarsa entità, ma vale la pena ricordare come in questo periodo di siccità (non piove ormai da ben oltre un mese) sia fondamentale fare attenzione.

Vento, fuoco ma anche grande freddo: le temperature sono annunciate in calo nei prossimi giorni ma anche nelle ultime ore il termometro non ha scherzato in quanto a rigore. Ecco alcuni dati raccolti tra giovedì e ieri, con il record tra le minime nella provincia rappresentato dai -20,5 gradi alla diga del Careser in alta val di Pejo (2.603 metri di quota, dove la «massima» è stata di -12,3). Tra le minime più basse registrate da MeteoTrentino vanno annoverate anche quelle contraddistinte dai -19,1 gradi ai 2.262 metri di quota del rifugio Graffer al Grostè dove la massima è stata di -9,7. Oppure ancora i -17,8 gradi di passo Rolle, a 1.984 metri (massima -10,7), i -17,9 gradi a passo Valles, a 2.032 metri di quota (massima (-11,1). Registrati, poi, -17,9 gradi a pian Palù (malga Giumella, a 1.945 metri, con massima a -9,8 e -17,4 gradi a monte di Vigo di Fassa (Stalon de Vael, a 2.040 metri, dove la temperatura massima non è andata oltre i -12,7).

Nella foto il termometro esposto a Spormaggiore nella foto di Claudia Leonardelli.

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