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Stipendi sempre più bassi

in Trentino sale più l'inflazione

per i sindacati occorre agire

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I 170 mila lavoratori e lavoratrici dipendenti del settore privato trentino hanno ricevuto l’anno scorso retribuzioni totali per 3 miliardi e mezzo di euro, cioè uno stipendio annuo lordo medio di 20.534 euro. La remunerazione è aumentata rispetto all’anno precedente dello 0,3%, appena 60 euro (lordi), cioè meno della pur bassa inflazione, che nel 2018 si attestava intorno all’1%. Se poi guardiamo agli ultimi tre anni, dopo la fine della fase più acuta della crisi, lo stipendio medio è addirittura diminuito dello 0,4%. Il calo più marcato è quello delle paghe dei giovani fino a 29 anni, scese di 300 euro (-2,4%) in tre anni, mentre gli stipendi delle donne non raggiungono i due terzi di quelli degli uomini. D’altra parte l’occupazione è cresciuta di quasi l’11%. Significa che in questi anni è sì aumentato il lavoro, ma soprattutto quello precario, a termine, il part time cosiddetto involontario, cioè per riduzione delle ore lavorate, che ormai riguarda più di un terzo dei lavoratori. Lasciando sul campo stipendi sempre più magri.

L’aggiornamento dei dati su lavoro dipendente e retribuzioni è stato fatto di recente dall’Inps. A livello nazionale, dice l’Istituto di previdenza, il numero di lavoratori dipendenti del settore privato nel 2018 è pari a 15.713.289, con una retribuzione media di 21.530 euro annui. Da noi i lavoratori sono 169.619, il 3,4% in più del 2017 e il 10,7% in più del 2015, tre anni fa appunto. Il monte salari è pari a 3 miliardi 482 milioni di euro, il 3,7% in più dell’anno prima e il 10,3% in più in tre anni. Le ore retribuite sfiorano i 40 milioni, +2,9% in un anno e +9,8% dal 2015. In base a questi dati, la retribuzione media annua 2018 è pari a 20.534 euro, cioè 1.580 euro lordi mensili se si considerano tredici mensilità.
Gli operai sono 96.758, cioè il 57% del totale dei lavoratori del settore privato. La loro retribuzione media è di 16.517 euro, lo 0,5% in più dell’anno precedente e lo 0,1% in più in tre anni: praticamente ferma in termini nominali, ridotta se si considera l’aumento dei prezzi. I 60.556 impiegati, il 35% del totale, hanno uno stipendio medio di 24.578 euro, con un crescita dell’1,4% in un anno e del 2,1% in tre anni. I quadri, 3.217, e i dirigenti, 731, sono le categorie di lavoratori che vedono una riduzione in termini numerici. I quadri calano del 2% in un anno, con una retribuzione media di 61.355 euro, stabile sul 2017, +1,1% sul 2015. I dirigenti scendono dell’1,5% in tre anni e anche il loro stipendio, che si attesta a 126.052 euro annui, risulta in calo di oltre il 2%. Va un po’ meglio ai 7.955 apprendisti che ricevono una retribuzione di 12.124 euro annui, in aumento sia rispetto al 2017 (+7,5%) che rispetto al 2015 (+3,7%).
Lo stipendio medio 2018 dei lavoratori maschi in Trentino, che sono 93.633, è pari a 24.648 euro, 1.896 euro lordi mensili, praticamente fermo su base annua (26 euro in più sul 2017) e in calo dello 0,5% in tre anni. La remunerazione delle 75.986 lavoratrici si ferma invece a 15.464 euro, pari a 1.190 euro mensili lordi, 40 euro in più del 2017 (+0,3%) e lo 0,1% in meno del 2015. Il salario delle donne è quindi pari al 62,7% di quello degli uomini. Al livello di operai è addirittura il 52,5% dello stipendio dei colleghi maschi. Ma le dirigenti donne si fermano anch’esse al 76,3% della corrispondente remunerazione dei manager maschi.
Il 33,5% dei dipendenti, cioè 56.842, lavora a tempo parziale. Nel 2015 era il 30,8%. Per lo più, dicono i sindacati, si tratta di part time involontario, derivante cioè da riduzioni dell’orario decise dall’azienda, come accaduto di recente negli appalti pubblici dei servizi. Lo stipendio medio di un part time è in aumento dell’1,1% in un anno e del 2,3% in tre anni, ma stiamo parlando di 11.774 euro annui, cioè 906 euro lordi al mese (con la tredicesima). La crescita del numero dei lavoratori a tempo parziale spiega perché, nonostante il leggero miglioramento delle retribuzioni dei dipendenti a tempo pieno (+1,1% in tre anni), la retribuzione media di tutto l’insieme dei lavoratori sia in diminuzione.
La retribuzione, dice l’Inps, aumenta al crescere dell’età, almeno fino alla classe 55-59 anni. «Il differenziale retributivo per età è strettamente connesso alla presenza di lavoro stagionale o a termine, rilevante soprattutto nelle classi di età più giovani». Infatti i giovani trentini fino a 29 anni hanno un numero di giorni lavorativi annui pari a 182 e una retribuzione annuale media di 12.156 euro, cioè 935 euro al mese. Rispetto al 2017 c’è un miglioramento dell’1,3% ma negli ultimi tre anni i giovani perdono il 2,4% della paga.


IL COMMENTO DEI SINDACATI - «Le retribuzioni reali in Trentino non tengono il passo dell’inflazione, anzi in alcuni casi addirittura arretrano». Lo sottolineano i sindacati Cgil Cisl e Uil del Trentino citando il rapporto Inps sulle retribuzioni 2018 dei lavoratori dipendenti in Italia.

«I dati Inps - si legge in una nota congiunta - non sono un fulmine a ciel sereno, da tempo denunciamo il fatto che, dopo la crisi, anche in Trentino, nonostante in particolare nel settore manifatturiero la contrattazione abbia registrato avanzamenti significativi anche sul lato dei salari, nei servizi sta invece esplodendo il part time che erode i redditi delle lavoratrici e dei lavoratori. C’è quindi un problema di qualità del lavoro nei settori più frammentati e in quelli dove la ridotta dimensione d’impresa rischia di impedire sia una maggiore innovazione, sia una contrattazione realmente redistributiva».

«L’andamento delle retribuzioni reali - sottolineano i sindacati - è legato alla qualità del lavoro offerto dalle aziende soprattutto dei servizi, ma anche dalla possibilità di sviluppare accordi di secondo livello anche nei settori più frammentati, a partire dalla potenziamento della contrattazione territoriale». Secondo i sindacati, «è indispensabile investire su politiche pubbliche a sostegno della crescita economica, dell’occupazione femminile e della contrattazione integrativa, anche nei settori più frammentati. È indispensabile muoversi con rapidità: nel prossimo futuro, infatti, si potrebbe andare incontro ad un peggioramento del quadro economico e quindi della dinamica delle retribuzioni, con la conseguente riduzione del potere d’acquisto e dunque dei consumi interni».

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