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La guerra dei buoni pasto.

La Provincia: avanti col bando,

ma gli esercenti dicono no

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Non c’è pace sul fallito appalto dei buoni pasti per i dipendenti provinciali: un appalto da 50 milioni di euro che è naufragato, data l’ostilità di esercenti, baristi e ristoratori che non accettano le pesanti commissioni loro addebitate. E che oggi ribadiscono che non firmeranno alcun accordo se il bando non verrà riformulato.

Nelle scorse settimane, la società vincitrice ha dovuto gettare la spugna, e le associazioni di categoria hanno aspramente criticato la giunta provinciale.
Oggi la giunta interviene con una nota di spiegazione: «Il criterio di aggiudicazione previsto dal bando per i buoni pasto non è quello del massimo ribasso ma quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa dove l’offerta tecnica “qualità” pesa 80 punti e quella economica 20 punti» afferma in una nota la Provincia precisando che «la gara è attualmente in corso e si sta valutando la congruità dell’offerta in capo al secondo classificato».

E se anche la seconda ditta dichiarasse forfait? «Qualora anche il secondo non produca il numero di convenzioni con gli esercenti (previsto dal bando) - prosegue la nota - si passerà all’esame della terza offerta presentata. Se, anche con il terzo e ultimo offerente, si avrà lo stesso risultato, la Provincia, insieme alle altre amministrazioni pubbliche, come previsto in legge, dovrà convenzionarsi con Consip spa ovvero valutare anche la reinternalizzazione del servizio».

Immediata la risposta, a firma di Massimiliano Peterlana, Presidente della Fiepet-Confesercenti del Trentino: «Con una percentuale di commissione pari al 10% a carico del ristoratore, i buoni pasto per i dipendenti pubblici provinciali e di tutte le società pubbliche o Comuni che aderiscono alla convenzione quadro, mettono in ginocchio la categoria dei pubblici esercizi».

Un aspetto - spiega la Fiepet, come aveva fatto ieri il presidente dei Ristoratori, Fontanari - «che era già stato comunicato al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti lo scorso 20 febbraio. Il bando è andato avanti e ora - dice Massimiliano Peterlana - ci ritroviamo con costi alle stelle. Ora, quello che chiediamo è di rifare il bando con un capitolato tecnico diverso, non al massimo ribasso e commissioni a zero per i ristoratori».

La vicenda va ormai avanti da diverse settimane, ovvero da quando a vincere la gara d’appalto per la somministrazione dei buoni pasto provinciali era stata una società che aveva presentato l’offerta al ribasso migliore, ovvero più conveniente per gli utilizzatori di tale servizio (risparmiando nelle voce di spesa del bilancio provinciale). Fin qui nulla di male.
«Peccato – puntualizza Peterlana - che lo sconto di ribasso nel capitolato si va a ripercuotere per la medesima percentuale sulla commissione che deve pagare il pubblico esercizio alla società che si è aggiudicata la vittoria».

Fiepet-Confesercenti chiede quindi che il bando venga rifatto e che questa volta le associazioni di categoria vengano coinvolte nella discussione del capitolato tecnico. Le aziende annunciano intanto che non firmeranno l’accordo.

Sulla fornitura dei buoni pasto ai dipendenti degli enti locali del Trentino interviene anche la Fp Cgil. «La Provincia - si legge in una nota - per questo appalto ha concentrato l’attenzione quasi esclusivamente sul risparmio, scaricandone i costi sui lavoratori in termini di quantità e qualità e sui ristoratori, i quali vedono in costante crescita i costi a loro carico imposti dal vincitore dell’appalto».

Allo stesso modo - prosegue la nota - la Fp Cgil da anni ribadisce che in Trentino siamo rimasti indietro rispetto alle norme nazionali che regolamentano l’utilizzo del buono pasto (cumulabilità e maggiore flessibilità di utilizzo). Sappiamo tutti, inoltre, che il valore del buono pasto è fermo da tantissimi anni».

La Fp Cgil chiede quindi che la Provincia di Trento convochi i sindacati «aprendo la discussione sull’argomento, rendendo contestualmente disponibili le risorse necessarie a un adeguamento anche dell’importo del buono pasto il cui valore è fermo da oltre un decennio, ben prima del blocco salariale imposto al pubblico impiego - appena superato con il rinnovo del 2018».

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