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Fedcoop, Fezzi candidato

Molinari va all'attacco

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Acque tutt’altro che tranquille nella Cooperazione trentina il giorno dopo la designazione di Mauro Fezzi come candidato alla presidenza condiviso tra consiglio di amministrazione e gruppo Gios.

Le critiche puntano al metodo e all’impostazione generale dell’accordo tra le due componenti. I «giossiani» che hanno detto no all’intesa valutano eventuali candidature alternative. L’ex sindaco di Riva del Garda e senatore Claudio Molinari, ora presidente di una cooperativa sociale, va all’attacco: il candidato unitario? «Giochetti da segreterie di partito. Hanno ragione l’Agraria di Riva e le altre coop: l’attuale cda dovrebbe dimettersi».

Oggi il cda di Federcoop dovrebbe condividere il lavoro del tavolo di confronto, cioè il documento programmatico e il nome del candidato alla presidenza per l’assemblea del 14 ottobre. Fezzi, presidente della Federazione Allevatori ed ex dirigente della Provincia, è ritenuto avere il profilo giusto per avviare un «nuovo corso» della Cooperazione trentina. «Saprà rappresentare tutti in modo autorevole» dice la presidente vicaria Marina Castaldo.

Il cda, a termini di statuto, è nominato in modo distinto dal presidente attraverso le assemblee di settore e quindi le dimissioni di Giorgio Fracalossi non ne implicavano automaticamente la decadenza. Nel documento unitario per l’assemblea, tuttavia, si precisa come sia opportuno «che tutti gli incarichi conseguenti alla diretta valutazione del presidente siano da subito rimessi nella disponibilità del nuovo presidente eletto, e in particolare si fa riferimento alle vicepresidenze, al comitato esecutivo, ciò per creare la necessaria sintonia tra il nuovo presidente e l’organo delegato dal consiglio di amministrazione alla gestione della Federazione».

Per Molinari, però, non è sufficiente. «Premetto che non mi sento candidato e non rappresento nessuna fazione, così come Roberto Pellegrini, in questi giorni in Cina per Palacongressi. Nulla da dire sulla persona di Fezzi, è il metodo che non condivido, sono giochetti da segreterie di partito. Mi è parso di capire che lo stesso Fezzi aveva posto la questione dell’opportunità di un passo indietro dell’intero cda. Poi lo hanno chiesto alcune cooperative, non solo dell’Alto Garda. È una richiesta che condivido».

«Al di là dei regolamenti - sottolinea Molinari - mi sarei aspettato che un cda che indica un candidato alla presidenza si presenti dimissionario alla base. Fa sorridere, ad esempio, tanto attivismo da parte del presidente del Sait (Renato Dalpalù, considerato uno dei mediatori dell’accordo insieme a Cesare Cattani ndr). L’anno scorso a un certo punto fu considerato non adeguato alla presidenza della Federazione. Era stato un abbaglio? Allora si ricandidi in prima persona».

«Si sta profilando un volemose bene che non promette niente di buono - prosegue Molinari - Le due fazioni sono d’accordo sulle ultime pagine del documento, quelle sulle regole, ma mancano le prime sulla missione della Federazione e su come far uscire la Cooperazione dalle difficoltà. Si apra il dibattito, non sulla persona ma sulle idee, non su come spartirsi i posti ma sui destini del movimento. Pensiamo al credito cooperativo. All’assemblea di zona, Enzo Zampiccoli, presidente della Cassa Rurale Alto Garda a cui si sta chiedendo di salvare mezzo mondo, è stato chiaro: unico o doppio che sia il gruppo bancario, perderemo l’autonomia del nostro sistema creditizio. Questi sono i nodi da affrontare, il rischio di deragliamento della cooperazione che si trascina anche l’autonomia».

Durissimo con la candidatura di Fezzi Vigilio Giovanelli, presidente di Agri 90, una delle coop che insieme a Agraria di Riva, Handicrea, Nircoop e Gardascuola ha mandato una lettera alla vicaria Castaldo in cui si chiedono le dimissioni del cda. «Fezzi non ha a che fare col mondo cooperativo, abbiamo toccato il fondo».

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