“I prossimi dieci anni? Saremo sempre noi”. Intende, Magdalena Amhof, con una riconosciuta capacità di produrre ricchezza. Ma all’interno di un ridisegno anche politico che costituisce la nuova sfida. Questa: “Al centro stia l’attenzione alla redistribuzione della stessa”. Ecco il modello che si sta configurando. E che si colloca all’interno di una presa d’atto: il carovita, la casa che diviene sempre più irraggiungibile sono gli ostacoli che frenano una diffusione del benessere, la quale diviene infine attrazione per il territorio: “Così convinceremo giovani e lavoratori specializzati a restare, ritrovando un contesto favorevole”. Magdalena Amhof è l’assessore provinciale alle politiche del lavoro e del personale. Dunque la prima linea di fronte per il contrasto a scenari capaci di porre in discussione un modello. Ma quest’ultimo intende reggere trasformandosi in capacità di tenere insieme la società. Tutta intera, non solo le sue eccellenze.


Come si stanno configurando le politiche provinciali per valorizzare e anche trattenere sul territorio i giovani?


È un tema che richiede interventi a 360 gradi, in tutti i campi, perché non riguarda solo il lavoro o la casa, ma un insieme di fattori. Servono posti di lavoro attrattivi, con stipendi adeguati, orari flessibili, la conciliazione vita-lavoro, prospettive di carriera e di sviluppo personale.


E il settore pubblico?


Qui, abbiamo recentemente introdotto molte novità in tale senso. Nel settore privato invece spetta ai singoli datori di lavoro, per incentivarli abbiamo previsto una riduzione della tassazione IRAP per le aziende che pagano stipendi più alti. Infine, conta anche il contesto, la qualità della vita e dei servizi.


Esempi?


Pensiamo al trasporto pubblico o ai servizi per l’infanzia, fino al tema centrale degli alloggi a prezzi accessibili, dove si tratta di attendere i risultati delle recenti iniziative legislative. Le imprese chiedono sempre più collaboratori specializzati. E insistono sul caro-casa, su alloggi di servizio vicino alle aziende, sulla formazione. Assolutamente, sono temi centrali. Tramite i centri di mediazione lavoro, sosteniamo chi cerca lavoro indirizzandolo verso corsi di formazione o aggiornamento professionale. L’offerta formativa universitaria, inoltre, con ingegneria, scienze agrarie o la facoltà di medicina, si sta orientando in modo deciso verso le discipline MINT, dove registriamo la perdita più significativa di “cervelli” verso l’estero.

Possibili freni?


Ricordiamoci tuttavia che ci muoviamo in un contesto nazionale che ci vincola, pensiamo al riconoscimento dei titoli di studio o alla fiscalità: punti molto importanti per chi desidera trasferirsi per lavoro, ma su cui non possiamo intervenire a livello provinciale.


L’innovazione resta la chiave dello sviluppo?


Direi di più, i giovani qualificati sono la chiave della capacità innovativa di un territorio. Sono loro che mantengono viva la dinamica sociale ed economica. Quando i membri più istruiti e creativi di una comunità se ne vanno, ne risente anche il tessuto sociale e la qualità della vita complessiva, e quindi la capacità di compensare le perdite attirando altre persone. È un circolo vizioso.


La provincia di Bolzano, secondo le statistiche pare investa e sia meno presente di altre in questo ambito. È vero e se sì che fare?


Questi dati dipendono in parte dalla minore presenza di grandi imprese industriali rispetto a regioni come Lombardia o Piemonte, che sono un po’ il fulcro della ricerca sperimentale in Italia, a favore di un tessuto economico basato su PMI e agricoltura. Va detto però che stiamo riuscendo a sfruttare numerosi finanziamenti europei orientati a sostenere le start up innovative, la ricerca e l’innovazione tecnologica nelle imprese, l’efficienza energetica o la digitalizzazione, e c’è uno sforzo congiunto delle aziende, dell’Università, degli istituti di ricerca e della Provincia per dare ulteriore slancio.


Formazione professionale, NOI Techpark sono le risposte strutturate in campo. Progetti?


Il NOI Techpark influisce in modo significativo sulla capacità innovativa del nostro territorio, agendo come hub centrale che connette imprese, start-up, università e centri di ricerca e facilita il trasferimento tecnologico. Offre servizi di incubazione, consulenza su ricerca e sviluppo e accesso a finanziamenti, sempre in aree di eccellenza locali come le tecnologie verdi, l’innovazione alimentare e sanitaria, la digitalizzazione o l’automotive.


Come può essere immaginato, nei prossimi dieci anni il futuro non solo economico ma anche sociale dell’Alto Adige?


Abitiamo in un territorio che anche tra dieci anni sarà in grado di produrre ricchezza e benessere, in modo sempre più sostenibile e con ambiti di eccellenza ben strutturati. La sfida, anche in futuro, starà nella nostra capacità di ridistribuire gli effetti positivi della nostra forza economica.


E col benessere diffuso?


Porta qualità della vita e dei servizi e potremo così contare anche in futuro su persone disposte a vivere e lavorare qui. Rafforzando una spirale positiva che ci permetterà di contrastare il declino demografico, e quindi la carenza di forza lavoro.


Raggiungibilità e traffico sono ancora problemi che incidono sul nostro sistema?


Certamente, ma si è fatto moltissimo e si continua a investire tanto, non solo per migliorare la raggiungibilità, ma anche per aumentare la sostenibilità degli spostamenti. Una svolta epocale la potrà dare l’apertura del tunnel di base del Brennero, basti pensare che dopo potremmo raggiungere Monaco in treno in sole due ore e mezza.


Saremo in grado di coniugare sviluppo, produttività, pil con la sostenibilità e la tenuta sociale?


È il concetto della crescita verde: puntare su tecnologia e innovazione per disaccoppiare la crescita economica dall’uso di risorse, incentivare economia circolare e consumo locale. La tenuta sociale dipenderà anche dal modo in cui affronteremo le sfide legate all’integrazione formativa, lavorativa e sociale di tutte le componenti che formeranno la società del futuro. (p.ca.)