TRENTO. A Riparo Dalmeri, nel Trentino meridionale, un nuovo studio ha identificato una popolazione di stambecco alpino oggi completamente estinta. I resti analizzati, risalenti a oltre 13mila anni fa, raccontano di un gruppo geneticamente distinto rispetto agli esemplari attuali. La ricerca, condotta da Università di Bologna, Università di Modena e Reggio Emilia e MUSE, è stata pubblicata sulla rivista Scientific Reports.


Il sito, situato a 1.240 metri sull’Altopiano dei Sette Comuni, rappresenta uno dei più importanti contesti del Paleolitico finale in Europa. Per circa mille anni gruppi di cacciatori-raccoglitori lo frequentarono stagionalmente, specializzandosi nella caccia allo stambecco. Le indagini, avviate sotto la guida di Giampaolo Dalmeri, hanno restituito anche oltre 250 pietre dipinte, testimonianza del comportamento simbolico delle comunità preistoriche.


Secondo Rossella Duches, archeologa del MUSE, l’eccezionale quantità e conservazione dei resti ha permesso analisi avanzate. Il team ha combinato datazioni al radiocarbonio, studi isotopici e analisi genetiche, riuscendo a ricostruire le più antiche sequenze di DNA della specie. Francesco Fontani evidenzia come si tratti di un ramo genetico isolato nelle Alpi nord-orientali durante l’ultima glaciazione, poi scomparso con i mutamenti climatici e la pressione umana.


Le analisi isotopiche indicano che questi animali erano prevalentemente stanziali, mentre le variazioni climatiche del periodo, in particolare durante il Dryas recente, hanno influenzato habitat e dieta. Elena Armaroli sottolinea come emergano differenze tra maschi e femmine mai osservate in resti così antichi. Per Matteo Romandini, lo studio offre una chiave per comprendere non solo il passato, ma anche le sfide attuali legate alla conservazione della specie di fronte al cambiamento climatico.