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TRENTO. Anche le vette scottano. E le riserve di acqua nei rifugi, per quanto ancora non siano - fortunatamente - da considerare un problema, vanno monitorate costantemente: la base di partenza di quest'anno non è delle migliori. Questa stagione estiva comincia infatti presentando metà della neve in quota rispetto agli anni passati, come rilevato dalle misurazioni della Sat. E come andrà sul fronte siccità, «tutto dipenderà dal proseguo dell'estate e dalle precipitazioni», sottolinea il presidente Cristian Ferrari. Che per ora non ha registrato situazioni di criticità, ricordando però che in quota «bisogna sempre razionare le risorse». Cosa risaputa da tempo, ma che negli ultimi anni, con il ripetersi del rischio siccità, assume un valore ben diverso. È da questa base che nascerà un "libro azzurro", un censimento rifugio per rifugio pensato per rilevare lo stato dell'acqua, cosa migliorare per la raccolta e il risparmio idrico.
Il libro azzurro. La questione della scarsità delle risorse idriche è diventato ormai un tema da qualche anno a questa parte. «Per ora - ribadisce Ferrari - l'acqua nelle strutture c'è. Ma allo stesso tempo, dai rilievi fatti quest'anno, sappiamo che è caduta la metà della neve e quella chiaramente andrà a incidere sulla portata delle sorgenti. Bisognerà vedere più avanti come si svilupperà il meteo in estate: il problema di solito emerge ad agosto. Ogni gestore saprà valutare in autonomia ogni situazione, ottimizzando le risorse nei momenti di difficoltà». È da questo che nasce l'idea del "libro azzurro", su cui lavoreranno la Commissione rifugi e l'ufficio tecnico della Sat. Una novità importante che servirà a monitorare le capacità e le criticità di ogni singola struttura della Sat, con l'obiettivo di studiare come migliorare le riserve idriche, come recuperarle e come immagazzinarle al meglio. Questo anche alla luce di possibili interventi per nuovi sistemi di raccolta e risparmio in programma per il futuro. Tra gli esempi più virtuosi, il rifugio Tosa Pedrotti dove l'acqua della doccia, dopo essere stata trattata, viene utilizzata per lo scarico del wc. O come al Rifugio Tonini dove, oltre al classico bagno, sarà previsto anche quello a secco, senza l'uso di acqua.
Grande afflusso in quota. In questi giorni di gran caldo, in tanti hanno deciso di cercare refrigerio in altura. E se da una parte l'afflusso è buono a livello di numeri, dall'altra è necessario prestare grande attenzione. Dal post Covid il trend è in aumento: la scorsa stagione si è chiusa con 65mila pernottamenti totali solo nei rifugi Sat. Occhio però alle temperature. «Il gran caldo e la fatica - così Ferrari - sono sempre dietro l'angolo. Nel pomeriggio c'è sempre il rischio di possibili temporali intensi. Nelle ore pomeridiane è sempre raccomandabile trovarsi già sulla strada di rientro». Eventi meteorologici intensi hanno anche un diretto impatto sull'ambiente montano: «Temporali e acquazzoni danneggiano anche i sentieri segnati, non rendendo più visibile la via». Anche l'Associazione gestori rifugi del Trentino ha registrato una bella partenza della stagione, nonostante qualche preoccupazione sulla questione delle risorse idriche. «Molti rifugi hanno aperto da poco - dichiara la presidente Roberta Silva, gestrice del Roda di Vaèl - al momento non ci sono situazioni critiche, ma c'è molta attenzione sul tema acqua, perché partiamo con delle riserve inferiori. Cosa che però potrebbe risolversi con delle future precipitazioni. Il caldo ha creato un bel movimento verso la montagna per chi cercava un po'di fresco. Sicuramente però c'è un caldo anomalo anche qui». F.C.


