PERGINE. Chi percorre il magnifico sentiero "Don Cesare" in Val di Sella, spesso non conosce la storia dell'intitolazione: è dedicato infatti a don Cesare Refatti, perginese, indimenticato parroco a Borgo dagli anni Venti agli anni '40. In questi giorni c'è un motivo in più per approfondire: la bella mostra organizzata dalla sezione Sat di Pergine a Palazzo Hippoliti, che accompagna il libro "Cesare Refatti, con gli occhi miei" curato da Giordano Balzani e Franco Gioppi.

Un libro in gran parte di fotografie. Perché don Cesare non fu solo un pastore di anime, e ispiratore di generazioni di montanari con la sua passione per le cime. Ma fu anche un grande fotografo. Lo si capisce ora, che il libro e la mostra lo fanno entrare di diritto nell'Olimpo dei grandi del suo tempo, dai fratelli Pedrotti fino a Faganello. E non è un accostamento blasfemo.

All'inaugurazione, nei giorni scorsi, erano presenti i curatori e la professoressa Laura Peghini. Ma c'erano soprattutto i discendenti di don Cesare: i pronipoti Franco Refatti e le sorelle, Giorgio Torgler, Vanni e Bruna Girardi, e la famiglia Peghini, Laura e Francesco.

Ne esce il quadro di una grande personalità: don Cesare è alpinista e geografo, ma anche scenografo e autore di testi teatrali; in montagna portava i ragazzi, ma anche le donne e i bambini, in tempi nei quali non era comune.

Va ricordato che veniva da un'epoca terribile: dopo la Prima Guerra Mondiale si dedicò a perlustrare il campo di battaglia dell'Ortigara per dare sepoltura e riconoscere i caduti rimasti sulle pietraie e ove possibile informare le loro famiglie. Un'opera silenziosa e pietosa, portata avanti con caparbietà e pietà cristiana. Morirà, purtroppo, in un incidente stradale mentre da Borgo si reca a Pergine a vedere i parenti.

Ma questa mostra ci restituisce anche un altro don Cesare: un artista della macchina fotografica. Le sue immagini non sono solo belle ed apprezzabili come documento storico (i giovani borghesani in vetta, i malgari del Lagorai di un'epoca che sembra Medioevo, le montagne che d'estate erano ancora piene di neve), ma sono assolutamente perfette dal punto di vista stilistico e delle inquadrature.

Per parafrasare un po' il titolo del volume, Cesare Refatti aveva "occhio". Che, per un fotografo, è tutto.

Spiace solo che una simile chicca non trovi una collocazione migliore: di tante mostre che si tengono in Trentino in sedi museali prestigiose, questa è di gran lunga una mostra che andrebbe promossa e veicolata.

Ci sono solo pochi giorni per vederla, in via 3 novembre a Pergine. Non perdetevela. Orari: feriali 16.30-19.30; sabato ore 9.-12 e 16,30-19, e domenica 9-12.