TRENTO. La notizia è soprattutto nei numeri: da 60 mila metri cubi di acqua a 200 mila, per un totale di 200 milioni di litri. Più del triplo. È la trasformazione, radicale e decisamente impattante, che subirà il bacino di Mezzavia, sul Monte Bondone. La struttura infatti è destinata ad ampliarsi per rispondere nel modo più completo possibile ad una richiesta sempre più importante di acqua per l'innevamento dell'area durante la stagione invernale. Ad intervento concluso, per avere un primo e non ufficiale termine di paragone, l'invaso dovrebbe essere grande sostanzialmente quando il lago di Lagolo. Certo è che, hanno confermato gli addetti ai lavori, per il momento non c'è un'idea certa dei costi. Da una prima stima si potrebbero sfiorare i dieci milioni di euro, ma è oggettivamente ancora troppo presto per fare i conti. Certo è che le tempistiche non saranno brevi. O meglio, non immediate. L'obiettivo infatti è arrivare alla piena operatività per ottobre 2028, momento in cui il nuovo bacino potrebbe essere riempito per la prima volta. E così facendo, sarebbe proprio la stagione a cavallo tra il 2028 ed il 2029 a "godere" del primo supporto della rinnovata struttura che sorgerà nello spazio in cui oggi si trova il bacino storico, realizzato all'inizio degli anni Duemila.

Ad orchestrare il tutto Trento Funivie, le tre Asuc del territorio e cioè Sopramonte, Vigolo Baselga e Baselga del Bondone, ma anche il Comune di Trento in quanto gran parte dell'intervento, ha spiegato l'assessore Alberto Pedrotti, coinvolgerà il terreno gravato dall'uso civico di Cadine (dove il progetto è stato presentato anche attraverso il supporto della circoscrizione) che tuttavia, non avendo una propria Asuc di riferimento, ha trovato proprio nel Comune il soggetto preposto a seguire la procedura.

Comunque i tempi, dicevamo, saranno obbligatoriamente lunghi. E questo perché, prima di arrivare alla concretezza, saranno necessari diversi passaggi tecnici e burocratici. Il primo, quello di domani nella seduta congiunta delle commissioni Urbanistica e Ambiente del Comune di Trento, che saranno chiamate ad esprimere un parere «in merito alla deroga urbanistica per la realizzazione del nuovo invaso ad uso innevamento a servizio della skiarea Monte Bondone, con contestuale demolizione dell'invaso esistente e sistemazione del tratto finale della pista da sci denominata "Gran Pista"», si legge nella convocazione. Poi seguirà un ulteriore passaggio in consiglio comunale che, a sua volta, dovrà dare il proprio benestare.

L'obiettivo, ha confermato anche il presidente di Trento Funivie Fulvio Rigotti, sarebbe quello di avviare all'inizio del prossimo anno il confronto con la dozzina di servizi provinciali incaricati di valutare ogni tipo di impatto dell'opera: da quello ambientale alla tutela della flora, della fauna e del paesaggio, fino a quello architettonico e geologico. E in questa fase torneranno a sedersi al tavolo anche le già citate Asuc ed il Comune di Trento, per analizzare criticità, risvolti ed eventuali soluzioni alternative alla progettualità.

Lo step successivo, superata necessariamente la parte per così dire "teorica", saranno i lavori propedeutici alla realizzazione del nuovo invaso. Per non correre il rischio di perdere la stagione invernale infatti, l'intervento verrà esteso su due anni e prima di tutto si interverrà con alcune operazioni di "contorno" - per esempio lo spostamento di una strada forestale, l'abbattimento degli alberi e la realizzazione della cabina di pompaggio - che non impatteranno sul funzionamento dell'attuale bacino. Quest'ultimo quindi resterà fondamentale per l'inverno 2027-2028. La svolta arriverà proprio nel 2028: la demolizione della vecchia struttura aprirà lo spazio alla realizzazione del nuovo bacino che avverrà verosimilmente tra la primavera e l'estate, così da permettere l'immissione di acqua nell'invaso con l'arrivo dell'autunno.